Il petrolio al centro della crisi sistemica globale (GEAB estate 2017)

oil derek worker

L’estate scorsa, per motivi di onestà e di pedagogia, abbiamo elencato le anticipazioni sulla Brexit, chiedendo umilmente scusa per esserci sbagliati. Oggi questo mancato tentativo di anticipazione appare essere relativo rispetto alle grandi difficoltà di raggiungere una domanda popolare di divorzio con l’Europa, le quali lasciano presagire che «la Brexit non ci sarà», come abbiamo sempre detto: «Nessuno esce dall’Europa». Abbiamo pensato che la sfera politico-mediatica britannica se ne fosse resa conto prima del referendum e avrebbe ottenuto un «si». Di fatto ha cominciato a capirlo solo dieci mesi dopo… creando una situazione alquanto inestricabile per l’isola… e per tutto il continente.

Per questa estate vi proponiamo un ritorno alle anticipazioni petrolifere, argomento cruciale della crisi sistemica globale su cui avanziamo regolarmente anticipazioni destinate a sostenere le vostre strategie e decisioni in questo ambito.

Stilando le raccomandazioni e le analisi da due anni, siamo colpiti dalla coerenza dei nostri assi di interpretazione e dalla giustezza di anticipazione alla quale essi danno luogo: lo sguardo attento alle interazioni congiunturali tra grandi produttori di petrolio, posti in un contesto generale di detronizzazione del re petrolio, funziona a meraviglia e ci consente di anticipare con molta precisione l’evoluzione a breve e medio termine dei prezzi dell’oro nero.

Più recentemente abbiamo cominciato ad individuare il ruolo svolto dagli attori privati, come Glencore attualmente, in una diplomazia petrolifera nell’ombra, che dovrebbe permetterci di migliorare ancora di più le nostre anticipazioni.

Nei prossimi numeri del GEAB, si tratterà sempre di più di guardare all’evoluzione del settore energetico nel suo complesso al fine di tenere conto della sinergia delle varie fonti d’energia che potrebbe ricreare un “Re dell’energia” al posto del defunto “Re del petrolio”. Come detto nel numero di giugno «L’era dei too-big-to-fail cede il posto ai too-high-to-reach ». Il mondo di dopo come è stato posto dal mondo di ieri non sarà del tutto roseo…

Frammenti – GEAB 116 / 15.06.2017

Petrolio: in controtendenza

La superpetroliera Saiq, noleggiata dalla Royal Dutch Shell Plc, naviga come un’anima in pena a 530 miglia a sud delle Canarie, alla ricerca di clienti per i due milioni di barili di petrolio del Mare del Nord dopo che la sua prima destinazione, la Cina, ha rivelato di non averne più bisogno: «Chi vuole il mio petrolio? Il mio petrolio non è caro!» Il regno dell’oro nero è finito… Come abbiamo sottolineato, neanche le guerre serviranno più.[…]

Il giorno in cui la coalizione intorno all’Arabia Saudita annuncia una rottura delle relazioni diplomatiche con il Qatar, facendo incombere una minaccia di «kuwaitizzazione» del Qatar, i prezzi del petrolio… calano. Non è la prima volta che notiamo che possibili conflitti non provochino un’impennata dei prezzi. Questo convalida le nostre anticipazioni sugli assi che seguiamo da tempo: le transizioni energetiche (energie rinnovabili, gas, nucleare) ed economiche (e-economy più efficiente dal punto di vista energetico) hanno definitivamente spodestato il re-petrolio che non fa più il buono e il cattivo tempo e il cui valore dipende ormai dalla capacità dei principi nell’intendersi tra loro sui volumi di produzione (cooperazione OPEC e NOPEC). L’aumento delle tensioni tra Arabia Saudita e Iran fanno anticipare ai mercati una rimessa in discussione degli accordi tra i paesi produttori, e quindi rischi di un nuovo aumento della soglia di produzione giustificando un immediato calo dei prezzi. È di sicuro una buona notizia, ovvero un (grosso) motivo in meno per farsi la guerra. Non deve sorprendere quindi che il nostro team anticipi che il periodo di tensioni intorno al Qatar rischiano di fare oscillare i prezzi che si riprenderanno puntualmente nel momento in cui verranno messe in pratica delle proposte di risoluzione per poi raggiungere di nuovo i 50 dollari al barile, se non superarli leggermente, qualora la crisi propini una strategia di rafforzamento delle cooperazioni regionali e sovranazionali.

Sempre Glencore

Dopo aver conosciuto gravi difficoltà nel 2015 in occasione del crollo dei prezzi, al punto da non essere riuscito a vendere alcuni siti di estrazione (come in Nuova Caledonia[1]), il gigante svizzero delle materie prime, presente in 50 paesi e con 154.000 dipendenti nel mondo, si trova ormai in una frenesia di fusioni e di acquisizioni. A titolo d’esempio, solo nel corso delle ultime settimane, si è battuto vincendo contro il cinese Yancool nell’acquisto di mine australiane di Rio[2], ha siglato un accordo con Corporacion G500 SAPI per creare una joint venture per l’approvvigionamento di stazioni di servizio in Messico[3], ha trovato un accordo con il negozio Bunge con l’ambizione di ridiventare leader nelle materie prime agricole[4] e si è associato a Carlyle per acquistare la raffineria marocchina Samir[5]… Lo scorso febbraio ha acquistato per 905 milioni di euro alcune miniere di cobalto e di rame nella Repubblica Democratica del Congo[6]. Poco prima, nel dicembre 2016, si è associato al fondo sovrano del Qatar per acquistare il 19,5% di Rosneft siglando un accordo con Rosneft per assicurarsi l’accesso a 220.000 barili di petroli aggiuntivi giornalieri per le attività commerciali.

Riteniamo che sia giudizioso attirare l’attenzione dei nostri lettori sull’iperattività di Glencore che ha, in particolare, la caratteristica di avere mosso le proprie pedine in paesi sottoposti a sanzioni, accumulando un notevole vantaggio sui concorrenti più esigenti. Dopo un’enorme perdita di 8,1 miliardi nel 2015, Glencore ha generato un utile pari a 936 milioni di dollari ridistribuendo i dividendi dopo appena un anno di pausa. Ad ogni modo, Glencore ha compiuto una blitzkrieg, un colpo che dovrebbe portare i propri frutti rendendo strategicamente imbattibile il gruppo svizzero. È probabile che sia coinvolto nel lavoro di controllo della produzione condotto dall’OPEC, ha il controllo della marmellata russa, è probabilmente uno dei motivi dietro la difformità delle sacrosante regole di trasparenza della Banca Europea per gli Investimenti[7]… Ben più che un’enorme multinazionale, Glencore è un importante attore strategico, politico ed economico mondiale che da mesi si trova in una posizione tale da renderlo ancora più imbattibile. Dopo i too-big-to-fail, è il tempo dei too-high-to-reach.

Triste consolazione: è possibile approfittarne poiché a lungo termine le azioni, attualmente a 2,83 sterline, hanno tutte le possibilità di aumentare di valore… Leggere di più : GEAB estate 2017

___________________________________________________________________

[1]     Fonte: FranceInfo, 02/03/2016 (da confrontare: FranceInfo : 02/03/2017)
[2]     Fonte: Zone Bourse : 11/06/2017
[3]     Fonte: Le Figaro, 18/05/2017
[4]     Fonte: Les Echos, 26/05/2017
[5]     Fonte: Media24, 16/05/2017
[6]     Fonte: Le Figaro, 13/02/2017
[7]     Fonte: The Guardian, 20/08/2014