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Emmanuel Macron, l’uomo compatibile (fragmento, GEAB 115)

La campagna presidenziale francese del 2017 ha conosciuto un momento veramente storico: il dibattito televisivo che ha opposto Marine Le Pen a Emmanuel Macron, un dibattito che ha rivelato due cose: la scarsità del programma dell’una e l’inaspettata ricchezza del personaggio (e del programma) dell’altro. Il nostro team ritiene che da questo dibattito non si riprenderà né Marine Le Pen né probabilmente il suo partito, il Fronte Nazionale. Il ritiro della nipote della famiglia Le Pen è d’altronde una prima conferma di questa anticipazione. Non è proprio una buona notizia perché verrà spianata la strada per la creazione di un nuovo partito di estrema destra, più moderno ed efficace…

In questo dibattito non c’è stata solo Marine Le Pen ad essere stata crudele, c’è stato un Emmanuel Macron che è stato eccezionale e al quale si deve l’esclusione della candidata al secondo turno, riuscendo alla fine a convincere un intero gruppo di astensionisti ad andare a votare per lui… questa volta per una buona ragione e non per manipolare la comunicazione.

Il grande sollievo dei francesi nell’aver evitato Le Pen, combinato ad una buona dose di morale mediatica e all’effetto novità, consente al nuovo presidente di sperare in un inizio di mandato «relativamente» tranquillo (contrariamente a quanto abbiamo scritto un mese fa – con molta poca convinzione, a dire il vero). Ad ogni modo, non dovrebbe essere oggetto di quel linciaggio mediatico che ha subito Hollande fin dai primi giorni del quinquennio… e le buone notizie che continueranno a scorrere dovrebbero calmare i più recalcitranti.

Il fatto che il programma si iscriva nella continuità permette di evitare a M. Macrone la sfiducia dei mercati, generalmente accompagnata da una fuga dei capitali, da un crollo delle borse, da un aumento dei tassi di interesse, ecc. Al contrario, il suo passato da bancario (che è esasperante, d’altronde) e il suo essere pro-business gli assicurano una simpatia utile nel cancellare lo spettro della crisi finanziaria del 2008. Compatibile con i mercati quindi, non ci sono dubbi.

Figura 1 – Tasso delle obbligazioni francesi a maturità 10 anni, maggio 2016-maggio 2017. Fonte: Boursorama.

 

E compatibile più che mai anche con l’Europa: europeo convinto, non nasconde la volontà di rafforzare l’integrazione europea. «Una Francia forte (e aperta) in un’Europa che protegge[1]»: se riuscisse a mantenere la promessa, sarebbe il ritorno ad una Francia influente e costruttiva in Europa, il che non dispiacerebbe a diversi paesi che cercano un contrappeso alla Germania (Germania compresa, come diciamo spesso: nessun paese, soprattutto la Germania, ha la capacità/legittimità di dirigere da solo l’Unione o la zona euro, e lei lo sa). D’altronde, non è rappresentativo della sinistra francese tanto sgradita agli altri europei: al contrario, il programma è in sintonia con la «sinistra» degli altri paesi dell’Unione (ovvero socio-liberali), accettando chiaramente la mondializzazione e il liberalismo. Arriva inoltre come uomo brillante, uomo di compromesso che strappa facilmente l’adesione (la campagna folgorante sembra esserne la prova agli occhi del mondo), il che è necessario per il buon funzionamento delle istituzioni del continente.

E infine compatibile con la Germania. La Merkel lo ha sostenuto durante la sua campagna[2], e anche l’intransigente M. Schäuble, attuale ministro delle finanze tedesco, auspica di lavorare insieme a lui al progetto di un parlamento della zona euro[3]. Anche se il SPD dovesse vincere le elezioni tedesche di settembre, e benché il candidato Schultz abbia dato il proprio sostegno a M. Hamon[4] (per cortesia tra partiti socialisti), M. Macron sarebbe ancora compatibile, sostenuto in particolare dall’ex presidente del partito, il vice cancelliere e ministro dell’economia tedesco, M. Gabriel[5] (nel 2015, nel Guardian è stato scritto di una piattaforma comune sull’Europa[6]). In parole povere, indipendentemente dal risultato delle elezioni tedesche, M. Macron collaborerà ben volentieri con la Germania, il che non piacerà certo a tutti ma avrà il vantaggio di creare le premesse per la tanto sospirata riforma della zona euro.

Promette inoltre di ridurre il deficit pubblico francese (pur calando le tasse…), per cui otterrà verosimilmente l’avallo dell’Assemblea Nazionale che il nostro team vede perlopiù a sinistra. Se ci riesce dovrebbe conferirgli una certa credibilità in Europa, e in modo particolare in Germania.

Secondo il nostro team, la questione riguardante la capacità o meno di crearsi una maggioranza nel Parlamento francese è meno importante rispetto all’attenzione data dai media sull’argomento: da un lato, nella «democrazia» da noi descritta all’inizio dell’articolo i media opinion maker hanno maggiore importanza rispetto ai parlamenti opinion follower, ed è quindi dal controllo dei primi che verrà il potere reale di Macron nel realizzare il proprio programma; dall’altro, i risultati ottenuti dai due grandi partiti (PS e LR) alle presidenziali propendono verso tutta una serie di adesioni dirette o indirette alla causa di Emmanuel Macron. Sopra abbiamo parlato di una grande crisi in seno al FN, a cui ne va inoltre aggiunta un’altra che i partiti di potere francesi cominciano ad attraversare dal 7 giugno.

Di fatto, l’unica vera opposizione con la quale Macron dovrà avere a che fare è la sinistra radicale di Mélenchon e la sua base ultramilitante, ma questa opposizione si verificherà più per le strade che all’interno dell’Assemblea Nazionale.

Conseguenze per l’euro e per l’Europa

Se la Merkel resta al potere, non è certo che il presidente francese vinca la causa sulla volontà di una ridistribuzione delle ricchezze nella zona euro[7]. Con M. Macron le prospettive di una riforma dell’euro per come l’abbiamo descritta il mese scorso appaiono remote. In realtà, la questione non è tanto il contenuto della riforma quanto la volontà politica richiesta per metterla in atto. «Tutto è politica», come dicevano i manifestanti del maggio ’68. E il fatto è che una forza politica, ancorata ad un apparato economico-mediatico sovranazionale, che riesce a prendere le redini lasciate libere dalla zona euro, è la condizione sine qua non affinché la zona euro riprenda a funzionare… in un modo o nell’altro.

Per quanto riguarda il valore dell’euro, le buone notizie economiche della zona euro, la probabile creazione di un parlamento della zona euro, nonché l’entusiasmo dei mercati, ecc., la manterranno a un buon livello, indebolita solo dal QE della BCE, finché durerà.

Ora, le possibilità di uscire dal circolo infernale dei QE aumentano sempre di più con l’ascesa di un leader «compatibile con l’euro-sistema». Il nostro team ritiene che il nuovo presidente, ex bancario ed ex ministro dell’economia, sta valutando bene i pericoli del quantitative easing della BCE e spingerà per un «QE fiscale» propizio all’economia reale promesso dallo stesso Mario Draghi, come abbiamo già spiegato.

Figura 2 – Andamento dell’euro in dollaro, maggio 2016-maggio 2017. Fonte: Yahoo.

 

D’altronde, l’elezione di M. Macron, con il suo liberalismo, dà nuova attrattiva alla piazza finanziaria di Parigi che, in rete con le altre borse della zona euro (in particolare Francoforte), potrebbe recuperare buona parte del trasferimento verso il continente dell’attività finanziaria della City post-Brexit, in modo particolare per le transazioni in euro che è naturalmente più che legittimo rimpatriare in zona euro[8][9]

In realtà, il vero lato positivo per l’Europa è il ritorno a un dialogo costruttivo con la Francia permesso dal presidente, che si presenta come un uomo «senza ideologia». Secondo il nostro team, con la ripresa in mano mediatica europea di cui abbiamo appena parlato e un visibile cambiamento di mentalità dopo le sconfitte di M. Wilders e Le Pen, il programma di M. Macron di democratizzazione dell’Europa e di Europa della Difesa potrebbe andare avanti[10], malgrado le difficoltà di tali dibattiti[11].

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[1]     Fonti: Twitter @EmmanuelMacron (03/05/2017); France24 (03/05/2017).

[2]     Fonti: Bloomberg (28/04/2017); Deutsche Welle (03/05/2017).

[3]     Fonte: Reuters, 11/05/2017.

[4]     Fonte: EUObserver, 29/03/2017.

[5]     Fonte: EUObserver, 20/03/2017.

[6]     Fonte: Guardian, 03/06/2015.

[7]     Fonte: La Tribune, 02/03/2017.

[8]     È la ragione per la quale il Financial Times ha intitolato: «Per Theresa May Macron e Schulz sarebbero una brutta notizia». Fonte: Financial Times, 13/02/2017.

[9]     Riteniamo che il progetto di trasformare Parigi nella maggiore piazza finanziaria della zona euro è probabilmente quello che ha fatto convergere la classe finanziaria-economica francese intorno alla candidatura del polacco comune Emmanuel Macron.

[10]    Anche qui la Brexit potrebbe semplificare le cose…

[11]    Si legga ad esempio «Dove potrebbe scontrarsi Macron con l’Europa?», EUObserver, 09/05/2017.

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