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Finanza internazionale: QE décentralizzati (le nostre previsioni)

Avete notato che attualmente tutti gli sforzi di regolazione del debito, dei prodotti derivati, delle banche, ecc., realizzati a seguito della crisi dei subprime con maggiore o minore successo da dieci anni, sono sistematicamente compromessi, compresi quelli degli attori più seri del sistema? Qualche esempio…

In quanto a indebitamento pubblico, gli Stati Uniti hanno appena superato la soglia di 22 bilioni[1] di dollari un anno solo dopo aver superato quella dei 21 bilioni[2], abbandonando chiaramente qualsiasi velleità di riduzione.

La crisi dei gilet gialli ha costretto Emmanuel Macron a firmare un assegno da 11 miliardi di euro a sostegno al potere d’acquisto, per non parlare delle spese indotte dai vari danni e manifestazioni, facendo passare il deficit francese dal 2,8% del PIL inizialmente previsto per il 2019 al 3,2%, se non 3,4%, ovvero dallo 0,2 allo 0,4% al di sopra del limite legale europeo[3].

Naturalmente c’è l’Italia, terza potenza economica della zona euro e uno dei paesi più indebitati del mondo (quarta posizione, 132% del PIL) il cui governo «populista», che ha un paese da mandare avanti, non intende sottomettersi alle ingiunzioni di austerità emesse ai piani alti (Europa, Germania, FMI…) preferendo vendere le riserve d’oro o rimettere in discussione la sacrosanta indipendenza della banca centrale[4].

E poi c’è il Giappone con i suoi 10 bilioni di debiti, ovvero 79.000 dollari procapite, che emetterà altri 296 miliardi di dollari di titoli di stato alla fine dell’anno fiscale, a fine marzo[5].

Stati Uniti, Europa, Giappone: chi può permettersi di dare lezioni in materia di buona gestione finanziaria?

Figura – Debito pubblico dei paesi in percentuale del debito pubblico mondiale. Fonte: Visual Capitalist.

 

La grande domanda che si pone è: chi è che acquista questo debito mentre tutti lo vendono? La risposta sono naturalmente gli Stati stessi tramite creazione monetaria.

In realtà, l’agevolazione monetaria (QE) è più che mai in corso malgrado le posizioni di inasprimento della Fed e della BCE. I QE, non potendo arrestarsi, si sarebbero molto semplicemente decentralizzati in un sistema economico,?

Nello stesso ordine di idee, i prodotti derivati, primi colpevoli della crisi del 2008, sarebbero ormai diventati prodotti virtuosi, vettori di stabilità e di sicurezza finanziaria con garanzie di pagamento che apportano agli attori dell’economia. Al punto che la puntigliosa Commissione Europea ha appena annunciato, nell’ambito del programma di «regolamentazione» finanziaria EMIR, una semplificazione delle norme riguardanti i prodotti derivati OTC destinata a ridurre costi e procedure per gli attori del mercato[6].

Oro, è noto che i prodotti derivati tendono ad attualizzare pagamenti futuri, pagamenti che non otterranno in futuro indebitando, di conseguenza, l’economia futura.

La stretta monetaria con la risalita dei tassi di interesse da parte delle banche centrali non è più attuale da quando perfino la Fed ha cambiato idea al riguardo. Il FMI ha tra l’altro pubblicato un report suggerendo un sistema di monete di duplice uso (contanti e digitali) in un meccanismo che autorizza ad andare oltre in materia di tassi negativi[7].

In breve, se i piccoli paesi dispendiosi come la Grecia hanno dovuto stringere i denti e lasciare che venissero imposte pesanti politiche di austerità, non appena i paesi dispendiosi sono l’Italia o la Francia spetta al piccolo mondo della finanza stringere i denti e lasciar correre.

L’enorme fuga in avanti attualmente constatata va a chiaramente a motivare gli avvertimenti riguardo ad una nuova crisi finanziaria[8]. Come però scriviamo da tempo, questa crisi, al contrario di quella del 2008, è anticipata: queste avvertenze invitano ad una maggiore razionalità finanziaria da parte dei grandi attori della finanza (in tal caso c’è da preoccuparsi)? Oppure sono destinate ad incitarli a prepararsi ad un grande shock di transizione organizzato?

In entrambi i casi, ci troviamo ad un punto di svolta. Nei prossimi mesi raccomandiamo la massima prudenza in materia finanziaria. I più temerari potranno giocare su operazioni speculative a brevissimo termine, approfittando della grande volatilità che favorisce questo genere di strategia. I più prudenti invece si terranno a riparo con valori più materiali possibili.

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_________________________

[1]     Come si conviene, un «bilione» rappresenta mille miliardi ed equivale al «trilione» anglosassone.

[2]     Fonte: RealClearLife, 13/02/2019

[3]     Fonte: BFMTV, 06/02/2019

[4]     Fonte: SeekingAlpha, 14/02/2019

[5]     Fonte: NHK, 08/02/2019

[6]     Fonte: European Commission, 05/02/2019

[7]     Fonte: Bloomberg, 06/02/2019

[8]     FMI (fonte: CoinGape, 04/10/2018); JPMorgan (Bloomberg, 13/09/2018)

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