{"id":36395,"date":"2017-01-15T15:27:01","date_gmt":"2017-01-15T14:27:01","guid":{"rendered":"https:\/\/geab.eu\/\/it\/chine-bitcoin-2017-lannee-du-grand-changement-de-modele\/"},"modified":"2018-12-15T15:33:53","modified_gmt":"2018-12-15T14:33:53","slug":"cina-2017-verso-un-totale-cambiamento-di-rotta","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/geab.eu\/it\/cina-2017-verso-un-totale-cambiamento-di-rotta\/","title":{"rendered":"Cina 2017 \u2013 Verso un totale cambiamento di rotta"},"content":{"rendered":"<p>Da quando Deng Xiaoping, negli anni \u201970, ha dato la priorit\u00e0 assoluta allo sviluppo economico<a href=\"#_ftn1\" name=\"_ftnref1\">[1]<\/a>, la Cina ha fatto enormi sacrifici. Ha lavorato molto, per poco, inquinando considerevolmente il paese, diventando in poco tempo l\u2019Atelier del mondo.<\/p>\n<p>Ma tutti questi sacrifici non sono risultati vani. Appena quindici anni dopo, nel 1993, Shanghai, ad esempio, era in grado di rendere operativa la prima linea metropolitana ultramoderna<a href=\"#_ftn2\" name=\"_ftnref2\">[2]<\/a>. Questo esempio non \u00e8 stato fatto a caso: la costruzione di linee metropolitane \u00e8 tuttora un buon indicatore di salute economica e amministrativa di una citt\u00e0 o di un paese.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" class=\"alignnone size-medium wp-image-62063 lazyload\" data-src=\"https:\/\/geab.eu\/wp-content\/uploads\/2017\/01\/geab-111-P1-298x204.jpg\" alt=\"\" width=\"298\" height=\"204\" data-srcset=\"https:\/\/geab.eu\/wp-content\/uploads\/2017\/01\/geab-111-P1-298x204.jpg 298w, https:\/\/geab.eu\/wp-content\/uploads\/2017\/01\/geab-111-P1-407x279.jpg 407w, https:\/\/geab.eu\/wp-content\/uploads\/2017\/01\/geab-111-P1.jpg 562w\" data-sizes=\"(max-width: 298px) 100vw, 298px\" src=\"data:image\/svg+xml;base64,PHN2ZyB3aWR0aD0iMSIgaGVpZ2h0PSIxIiB4bWxucz0iaHR0cDovL3d3dy53My5vcmcvMjAwMC9zdmciPjwvc3ZnPg==\" style=\"--smush-placeholder-width: 298px; --smush-placeholder-aspect-ratio: 298\/204;\" \/><\/p>\n<p>Figura 1 \u2013 PIL pro-capite in Cina e in India, 1950-2010. Fonte: Wikipedia.<\/p>\n<p><strong>La complessa integrazione mondiale della Cina<\/strong><\/p>\n<p>In seguito alla caduta del blocco sovietico, il riposizionamento della Cina rispetto al resto del mondo ha subito un\u2019accelerazione. Questo grande paese, a partire dagli anni \u201990, ha rafforzato il vasto e lento processo di transizione sistemica seguendo un principio di compatibilizzazione graduale con il sistema internazionale.<\/p>\n<p>In materia economica, si tratta di una transizione verso i principi di un\u2019economia di mercato \u00abin stile occidentale\u00bb realizzata, in accordo col Partito, da una generazione di economisti apertamente \u00abriformisti\u00bb i cui massimi rappresentanti sono Wu Jinglian<a href=\"#_ftn3\" name=\"_ftnref3\">[3]<\/a> o Zhou Xiaochuan<a href=\"#_ftn4\" name=\"_ftnref4\">[4]<\/a> (attuale governatore della Banca Popolare Cinese).<\/p>\n<p>Nel 1992, il Partito decide che le risorse verranno stanziate pi\u00f9 dalle forze del mercato che dall\u2019ordine dello Stato; e dal 1998 al 2003, nell\u2019ambito di questa compatibilizzazione internazionale, viene intrapreso un vasto processo di deregolamentazione, liberalizzazione e privatizzazione.<\/p>\n<p>I risultati non si fanno attendere poich\u00e9 nel 2001 la Cina viene autorizzata ad entrare nell\u2019OMC.<\/p>\n<p>La nascita di un\u2019economia ultra-dinamica di 1,4 miliardi di individui nello scacchiere internazionale ha tuttavia provocato un cataclisma da cui l\u2019OMC non si \u00e8 mai veramente ripresa<a href=\"#_ftn5\" name=\"_ftnref5\">[5]<\/a>.<\/p>\n<p>In realt\u00e0, non \u00e8 difficile comprendere che finch\u00e9 la globalizzazione e le istituzioni erano al servizio di un unico polo di potenza (l\u2019Occidente che le aveva create) andava tutto bene. L\u2019arrivo della Cina intorno al tavolo dei negoziati ha per\u00f2 portato a chiedersi chi avrebbe tratto beneficio. Il ciclo di Doha, iniziato un mese prima dell\u2019integrazione della Cina all\u2019OMC e destinato a finalizzare entro tre anni la liberalizzazione del commercio mondiale (avente come obiettivo lo sviluppo dei paesi del Terzo Mondo), si \u00e8 ritrovato bloccato dagli stessi che lo avevano auspicato: gli occidentali.<\/p>\n<p>Il fallimento del ciclo di Doha segna un mutamento duraturo dello slancio globalizzatore, molto semplicemente perch\u00e9 se la globalizzazione al servizio di un polo unico di potenza \u00e8 facile (ovvero dell\u2019imperialismo), l\u2019arrivo della Cina ha provocato un profondo cambiamento strutturale di tali dinamiche, introducendo la nozione di mondo multipolare \u2013 in questo caso \u00abbipolare\u00bb, ma ben presto seguito dalla prospettiva dell\u2019India, ad esempio, come gigante globale emergente \u2013 mentre la storia recente non \u00e8 stata in grado di gestire la multipolare tranne che in logiche di confronto.<\/p>\n<p>Con una sola eccezione: le esperienze di integrazione regionale che hanno portato alla creazione di strutture di potere piatte fondate sulle complementariet\u00e0 e su logiche win-win. \u00c8 da tali esperienze che il mondo avrebbe dovuto trarre gli strumenti della riorganizzazione di nuove realt\u00e0 globali. Ma alla fine il modello che ne \u00e8 scaturito \u00e8 stato quello della guerra fredda\u2026<\/p>\n<p>I nostri lettori sanno che abbiamo seguito attentamente gli sforzi compiuti dalla Cina per integrarsi a poco a poco nel sistema internazionale esistente (OMC, G20\u2026), per poi ridurre l\u2019effetto Cina lanciandosi nella dinamica riformista BRICS molto vicina alle piatte logiche di integrazione regionale, tentare per l\u2019occasione di avviare una riforma monetaria internazionale al fine di liberare gli Stati Uniti e il mondo dallo scoglio del dollaro<a href=\"#_ftn6\" name=\"_ftnref6\">[6]<\/a>, assistere ai violenti attacchi dell\u2019Occidente contro il tentativo dei BRICS<a href=\"#_ftn7\" name=\"_ftnref7\">[7]<\/a> e ripiegarsi su una strategia di creazione di una nuova serie di istituzioni internazionali su iniziativa dei BRICS o della Cina (OBOR, NDB, AIIB, ecc.).<\/p>\n<p><strong>La Cina ha perso la pazienza<\/strong><\/p>\n<p>Noi ci siamo e finora la Cina ha giocato con pazienza la carta dell\u2019integrazione mondiale. Cos\u00ec facendo ha spiegato intorno ad essa una rete di partner commerciali, economici, politici e strategici con un numero crescente di paesi e regioni, con particolare attenzione al rafforzamento dei legami su logiche geografiche. \u00c8 cos\u00ec che ha avviato un riavvicinamento da pari a pari, non con i paesi del sud-est asiatico presi individualmente, ma con la loro coalizione rafforzata da un riconoscimento cinese di loro pertinenza, l\u2019ASEAN, malgrado la presenza al suo interno di nemici noti a tutti (Vietnam, Giappone, Corea del Sud, Filippine\u2026).<\/p>\n<p>In pochi anni la Cina ha riportato vittorie considerevoli la cui pi\u00f9 recente \u00e8 stata l\u2019esclusione della presidente Park Geun-Hye, impigliata nelle reti del sistema di missili americani THAAD, garante dei durevoli dissapori con la Cina e la probabile sostituzione con qualcuno pi\u00f9 conciliante con la Cina<a href=\"#_ftn8\" name=\"_ftnref8\">[8]<\/a>. L\u2019altro grande progresso degli interessi cinesi nella regione \u00e8 il rovesciamento delle Filippine al di fuori dell\u2019influenza americana.<\/p>\n<p>La crisi USA-Cina nel Mare della Cina del Sud, come la crisi UE-Russia in Ucraina, sarebbe potuta essere l\u2019occasione per creare nuovi assi di cooperazione tra queste regioni e tra la Cina e gli Stati Uniti. E invece i conflitti si sono inaspriti e si sono imposte le logiche \u00ab<em>o sei con me o sei contro di me\u00bb<\/em> costringendo i paesi a prendere posizione mentre il solo mezzo per garantire la propria relativa indipendenza strategica \u00e8 proprio quello di non avere scelta.<\/p>\n<p>Dal 2014 e dalla crisi ucraina il mondo \u00e8 quindi strutturato a poco a poco in due campi opposti: anche le logiche BRICS multipolari devono piegarsi a questa regola. E il faccia a faccia USA-Cina si avvicina a grandi passi. \u00c8 cos\u00ec d\u2019altronde che gli Stati Uniti tenteranno nei prossimi mesi di annettere la Russia al proprio campo. Mentre la Cina, con la <a href=\"https:\/\/fr.wikipedia.org\/wiki\/Nouvelle_route_de_la_soie\">Nuova via della seta<\/a>, tenter\u00e0 per l\u2019ultima volta di annettere l\u2019Europa al suo.<\/p>\n<p>Il nostro team guarda comunque agli ultimi barlumi di speranza in grado di allontanarci da questo oscuro scenario, come l\u2019arrivo alla guida dell\u2019ONU del portoghese riformista Antonio Guterres<a href=\"#_ftn9\" name=\"_ftnref9\">[9]<\/a>, o il rafforzamento del G20 come piattaforma politica globale sotto l\u2019impulso della Cina e, speriamo, dalla Germania nel luglio prossimo<a href=\"#_ftn10\" name=\"_ftnref10\">[10]<\/a>, o ancora le prospettive di riorganizzazione del Medio Oriente sulla scia della fine della guerra in Siria. \u00c8 comunque difficile rimanere ottimisti quando si guarda con lucidit\u00e0 alla direzione verso la quale ci portano le tendenze pesanti.<\/p>\n<p>Lo stato dei luoghi del posizionamento cinese nel mondo di oggi consente di fare alcune constatazioni:<\/p>\n<p>. lo spiegamento della zona di influenza inciampa ormai su due scogli che mostrano i limiti da non superare: India da un lato (con il grande piano di demonetizzazione, l\u2019India si \u00e8 liberata dalla dipendenza finanziaria della Cina, il che non \u00e8 di buon auspicio per il futuro delle relazioni dei due giganti) e Giappone dall\u2019altro (paese che non sta per liberarsi finalmente della tutela strategica USA);<\/p>\n<p>. in compenso, come abbiamo appena visto, ci sono tutte le condizioni per una forte cooperazione con l\u2019ASEAN, e gli enormi progetti infrastrutturali corrispondono a veri bisogni di finanziamento della regione e, in quanto tali, sono irresistibili;<\/p>\n<p>. il sistema finanziario yuan, considerevolmente rafforzato dalle massiccie vendite di riserve estere dalla Cina e la loro trasformazione in yuan, \u00e8 ormai una realt\u00e0, pronta a integrare un sistema finanziario internazionale multi-monetario, ma anche, in caso di rifiuto, pronta a concentrarsi su logiche regionali.<\/p>\n<p>La serie di tentativi da parte della Cina di rendersi globalmente compatibile \u00e8 chiaramente lunga: partecipazione positiva alle istanze internazionali, vaste riforme economiche interne, progetti di investimenti transnazionali e creazione degli strumenti ad hoc.<\/p>\n<p>Un poco come nel 2013 la Russia era pronta a fare il proprio ingresso ufficiale sulla scena internazionale e contava sui JO per segnare tale riconoscimento, oggi la Cina \u00e8 pronta. Ma\u2026<\/p>\n<p><strong>Faccia a faccia Cina \u2013 Stati Uniti<\/strong><\/p>\n<p>Ma l\u2019America si chiude e si posiziona chiaramente su un asse di conflittualizzazione del rapporto con la Cina. La Cina, in particolare, viene minacciata di manipolare abusivamente la propria moneta<a href=\"#_ftn11\" name=\"_ftnref11\">[11]<\/a>, il che renderebbe possibili sanzioni \u00ablegali\u00bb di tipo protezionista (da quando in qua gli Stati Uniti hanno bisogno di un quadro giuridico per questo?). Eppure, se si guarda al grafico seguente sul quale viene confrontata l\u2019evoluzione dell\u2019<a href=\"https:\/\/en.wikipedia.org\/wiki\/U.S._Dollar_Index\">indice del dollaro<\/a> (valore del dollaro rispetto a un paniere di monete composto da euro, yen, sterlina, dollaro canadese, corona svedese e franco svizzero) con quella del dollaro rispetto allo yuan, si vede la malafede degli Stati Uniti: dal 2014, rispetto al dollaro, lo yuan \u00e8 calato due volte in meno del paniere di monete occidentali\u2026<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" class=\"alignnone size-medium wp-image-62070 lazyload\" data-src=\"https:\/\/geab.eu\/wp-content\/uploads\/2017\/01\/geab-111-P2-366x138.jpg\" alt=\"\" width=\"366\" height=\"138\" data-srcset=\"https:\/\/geab.eu\/wp-content\/uploads\/2017\/01\/geab-111-P2-366x138.jpg 366w, https:\/\/geab.eu\/wp-content\/uploads\/2017\/01\/geab-111-P2-768x290.jpg 768w, https:\/\/geab.eu\/wp-content\/uploads\/2017\/01\/geab-111-P2-800x302.jpg 800w, https:\/\/geab.eu\/wp-content\/uploads\/2017\/01\/geab-111-P2-500x189.jpg 500w, https:\/\/geab.eu\/wp-content\/uploads\/2017\/01\/geab-111-P2-600x227.jpg 600w, https:\/\/geab.eu\/wp-content\/uploads\/2017\/01\/geab-111-P2.jpg 1019w\" data-sizes=\"(max-width: 366px) 100vw, 366px\" src=\"data:image\/svg+xml;base64,PHN2ZyB3aWR0aD0iMSIgaGVpZ2h0PSIxIiB4bWxucz0iaHR0cDovL3d3dy53My5vcmcvMjAwMC9zdmciPjwvc3ZnPg==\" style=\"--smush-placeholder-width: 366px; --smush-placeholder-aspect-ratio: 366\/138;\" \/><\/p>\n<p>Figura 2 \u2013 In arancione: evoluzione dell\u2019indice del dollaro; in blu: evoluzione del dollaro rispetto allo yuan: 2012-2017. Evoluzione in percentuale rispetto al punto di riferimento del gennaio 2012. Fonte: Bloomberg.<\/p>\n<p>La stessa minaccia sarebbe quindi ben pi\u00f9 \u00abgiustificata\u00bb verso la zona euro, il Giappone o il Regno Unito, eppure \u00e8 la Cina ad essere presa di mira. Si capisce che chiaramente \u00e8 pi\u00f9 una motivazione politica che una realt\u00e0 economica ad animare gli Stati Uniti. Come anche la nomina dei ministri notoriamente ostili alla Cina<a href=\"#_ftn12\" name=\"_ftnref12\">[12]<\/a> alla guida del prossimo governo, strano grande scarto con la nuova amicizia ostentata verso la Russia.<\/p>\n<p>Tali accuse sono molto pi\u00f9 difficili da accettare per la Cina che, nella realt\u00e0, limita attivamente il deprezzamento della moneta. Infatti, le enormi riserve le vende al ritmo di 40 miliardi di dollari al mese per acquistare yuan al fine di sostenere la propria moneta.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" class=\"alignnone size-medium wp-image-62077 lazyload\" data-src=\"https:\/\/geab.eu\/wp-content\/uploads\/2017\/01\/geab-111-P3-366x186.jpg\" alt=\"\" width=\"366\" height=\"186\" data-srcset=\"https:\/\/geab.eu\/wp-content\/uploads\/2017\/01\/geab-111-P3-366x186.jpg 366w, https:\/\/geab.eu\/wp-content\/uploads\/2017\/01\/geab-111-P3-768x390.jpg 768w, https:\/\/geab.eu\/wp-content\/uploads\/2017\/01\/geab-111-P3-500x254.jpg 500w, https:\/\/geab.eu\/wp-content\/uploads\/2017\/01\/geab-111-P3-600x305.jpg 600w, https:\/\/geab.eu\/wp-content\/uploads\/2017\/01\/geab-111-P3.jpg 774w\" data-sizes=\"(max-width: 366px) 100vw, 366px\" src=\"data:image\/svg+xml;base64,PHN2ZyB3aWR0aD0iMSIgaGVpZ2h0PSIxIiB4bWxucz0iaHR0cDovL3d3dy53My5vcmcvMjAwMC9zdmciPjwvc3ZnPg==\" style=\"--smush-placeholder-width: 366px; --smush-placeholder-aspect-ratio: 366\/186;\" \/><\/p>\n<p>Figura 3 \u2013 Riserve di cambio cinesi in miliardi di dollari, 2006-2016. Fonte: CNBC.<\/p>\n<p>Dall\u2019agosto 2014, le riserve cinesi sono quindi calate di quasi il 25% quando valutate in dollari. Notiamo tuttavia che tale provvedimento (che comunque fa testo nei media economici) non ha alcun interesse dal punto di vista cinese, poich\u00e9 conta solo il valore delle riserve in yuan. E poich\u00e9 nell\u2019agosto 2014 per un dollaro ci volevano 6,15, yuan mentre adesso ce ne vogliono 6,95, questa \u00e8 calata \u00absolo\u00bb di un 15% gi\u00e0 pi\u00f9 ragionevole.\t\t<div class=\"oct_article_subscribe \">\n\t\t\t<div class=\"oct_article_content_suscribe\">\n\t\t\t\t<div class=\"oct_article_content_suscribe__button \">\n\t\t\t\t\t<div class=\"oct_btn oct_btn_orange_inverse\">\n\t\t\t\t\t\t<a href=\"https:\/\/geab.eu\/abonnement\/\">Per accedere all'articolo, iscriviti subito<\/a>\n\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t<div class=\"oct_article_content_suscribe__button\">\n\t\t\t\t\t\t<div class=\"oct_btn oct_btn_orange\">\n\t\t\t\t\t\t\t<a href=\"#\" id=\"oct_suscribe_compte_login_modal_popup\">Sei gi\u00e0 abbonato? 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