Le vostre informazioni del futuro
EDITORIALE
Lo scoppio della bolla dell’IA ha di che spaventarci. Ma c’è di peggio: che non scoppi…
Tra due settimane, l’Europa celebrerà con grande sfoggio di consumi inutili questa triste festa proveniente dall’altra sponda dell’Atlantico: Halloween. Alla vista delle prime zucche di plastica sinistre a forma di teschi che vengono tirate fuori dagli imballaggi, non posso fare a meno di paragonare l’immaginario grazie al quale l’America si è posta al centro del «mondo libero» negli anni ’50 con quello grazie al quale sta facendo morire sia la libertà che il mondo dagli anni ’90. Scelgo con cura le mie parole.
E se la bolla tecnologica non scoppiasse?…
Il grande tritacapri del futuro è in piena corsa e persino il GEAB dispera nel vedere cosa potrebbe fermarlo. La folle corsa in cui si sono lanciati gli Stati Uniti, costringendo il mondo intero a seguire le sue orme, e che consiste nell’assorbire la quasi totalità delle risorse planetarie più vitali (denaro, energia, acqua, aria, vite umane) per reimmetterle in un delirante progetto di dominio tecnologico mondiale assoluto, sta accelerando… come se ciò fosse ancora possibile.
L’ultimo esempio in ordine di tempo che ci porta a lanciare un simile allarme esistenziale è legato ai 75 miliardi dell’IPO di SpaceX dello scorso giugno, che si aggiungono al 62% degli investimenti diretti esteri nel settore delle high tech che gli Stati Uniti da soli attraggono[1] – mentre crollano i sistemi sociali, sanitari ed educativi, il potere d’acquisto, le speranze di prosperità dei paesi emergenti, Stati incapaci di far fronte a un tale livello di malgoverno, ecc.
Ufficialmente, tutto questo denaro serve a costruire le infrastrutture per i big data necessarie per completare l’arricchimento dei paesi emergenti[2]. Affinché Internet, ormai diventato un vero e proprio «aspirapolvere di dati», possa raggiungere gli angoli più remoti del pianeta, sembra che sia indispensabile integrare le infrastrutture terrestri in fibra ottica – la cui installazione è già costata una fortuna – con le costellazioni satellitari di Musk in particolare (ma anche di Bezos con il progetto Amazon Leo, ecc…).
Ma sapevate che questi satelliti hanno una durata di vita di soli 5-7 anni?! E che cinque anni dopo la loro disattivazione, vanno obbligatoriamente[3] eliminati per evitare la «sindrome di Kessler», uno scenario catastrofico in cui l’accumulo di detriti spaziali in collisioni a catena renderebbe l’orbita terrestre totalmente impraticabile? Per farlo, gli operatori li fanno precipitare intenzionalmente nell’alta atmosfera, dove si vaporizzano a causa dell’estrema frizione.
Tuttavia, questo metodo di pulizia spaziale comporta un grave rischio ambientale: bruciando, queste migliaia di tonnellate di metalli rilasciano delle nanoparticelle (in particolare allumina) che si accumulano nella stratosfera e minacciano l’integrità dello strato di ozono[4], compromettendo il più grande successo ambientale della diplomazia internazionale, ovvero il Protocollo di Montreal del 1987. Ricordiamo comunque che il buco nello strato di ozono minacciava nientemeno che la vita sulla Terra nel breve termine: aumento vertiginoso dei tumori della pelle, cataratta e, soprattutto, distruzione del fitoplancton, alla base della catena alimentare marina.
Tuttavia, entro il 2030, considerando il numero di richieste presentate all’Unione Internazionale delle Telecomunicazioni (UIT)[5] e le proiezioni del settore, si stima che tra i 50.000 e i 100.000 satelliti potrebbero trovarsi in orbita bassa[6] (e SpaceX dovrebbe rappresentare ancora tra il 50% e il 70% del totale mondiale dei satelliti di telecomunicazione[7], considerando che oggi ne rappresenta già il 70%!).

Il preoccupante aumento degli investimenti nel settore tecnologico – Fonte: Company fillings, 2025
Si parla ovviamente di centinaia di miliardi di dollari per lanciare tutto questo nello spazio. E ogni dieci anni si brucia tutto per ricominciare da capo?
I mercati finanziari non bastano più. Ci sono volute le guerre in Ucraina e in Iran perché gli attori del settore tecnologico avessero accesso a bilanci pubblici militari illimitati e non discussi in Parlamento[8]. Cosa bisognerà inventare nel 2030 per portare avanti questo Grande Piano?
Guerre, inquinamento letale, appropriazione indebita di ricchezze… ecco la realtà delle belle promesse di una tecnologia ormai nelle mani di transumanisti alla ricerca della vita eterna che seminano morte e distruzione al loro passaggio.
Il cinismo è arrivato al punto di trasformare Halloween, questa celebrazione anticipata della fine del mondo, in una festa per bambini… Terra, abbiamo un problema.

Marie-Hélène Caillol,
Direttrice editoriale, cofondatrice del GEAB
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[2] Sostegno americano, pretesto africano… gli stessi meccanismi sono stati alla base dello scandalo relativo al progetto di apertura della FIFA ai fondi privati – come se la FIFA non incassasse già abbastanza denaro e come se lo stipendio annuale di 2 milioni di Gianni Infantino – a cui si aggiunge un bonus di 1,6 milioni di euro legato ai Mondiali in Qatar – non bastasse.
[3] Su richiesta della FCC dal 2022. Fonte: FCC, 2022
[4] Fonte: Università di Gröningen, 26/02/2026
[5] Nel 2023, l’Outer Space Institute ha rilevato che presso l’UIT erano registrati 1 milione di satelliti “sulla carta”. Fonte: OSI
[7] Fonte: LookUpSpace, 02/06/2026
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