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NATO, QE, Siriza, Ucraina, Israele: Le autostrade che vanno verso il « mondo di domani » all’orizzonte

La terribile crisi dell’Ucraina del 2014 dovrebbe essere considerata come un limite insuperabile , oltre il quale il  « mondo del passato» sparirà indipendentemente da cosa succederà. Esso sparirà nel caos e nella radicalizzazione di un sistema che smette di esistere nella forma attuale, o che sparirà sotto le caratteristiche del “mondo di dopo”…. tutto il problema è semplicemente riassunto a questo: pace o guerra? Dopo ciò, il mondo del passato finirà!

E infatti, immediatamente quando le cose si calmano, riusciamo ad intravvedere, poco a poco, in lontananza, i paesaggi che portano verso il mondo di domani, i quali assumono , qualche volta, e di nuovo, l’aspetto di vere autostrade. Nonostante la nostra squadra sia molto preoccupata per i pericoli che potrebbero apparire su queste strade, crediamo che la rivelazione a poco a poco dei paesaggi del futuro sia di buon augurio. In verità, i grandi drammi della storia accadono molte volte quando gli uomini, o i sistemi, non intravvedono più vie per uscire dalle difficoltà.

Quindi, in questo bollettino, con il rischio di sembrare persino naif, abbiamo deciso di concentrarci su queste parti che il futuro ci mostra all’orizzonte. L’anticipazione politica ha, tra gli altri scopi, quello di sdrammatizzare il futuro. Senza tenere conto del fatto che la lotta nella quale ci siamo implicati, nella quale la crisi ucraina diventa una concretizzazione emblematica, raduna insieme le forze che desiderano prendere queste strade,  così come le forze che si oppongono ad esse.

Il nostro team ha scelto di rendere disponibile al pubblico la sezione di questo numero di GEAB dedicata all’analisi della vittoria di Syriza nelle elezioni parlamentari greche.

Siriza : Catalizzatore per la riforma politico-istituzionale dell’Europa

Abbiamo già menzionato il grande cambiamento che significa l’arrivo di Juncker alla testa di una Commissione che egli stesso chiama “quella dell’ultima chance”[1], esprimendo chiaramente l’idea che, se l’Istituzione non è riuscita a connettersi ai cittadini europei (o “democratizzazione”), quello che cadrà sarà tutto il progetto di costruzione europeo, come inteso dai padri fondatori[2].

Mescolate, adesso, a questa volontà politica della più alta struttura europea, ciò che risulta dall’elezione di un partito non-istituzionale in Grecia, Siriza[3], sulla base di un mandato chiaro: mettere le istituzioni europee al servizio degli interessi dei cittadini greci fino al punto che possiamo già vedere superati i cittadini di tutti quei paesi che si confrontano con l’austerità, principalmente la Spagna e il Portogallo, ma anche oltre. Il sentimento di una mancanza di controllo dei meccanismi per risolvere la crisi da parte di tutti i cittadini della Zona Euro sta vedendo lentamente la luce del giorno, e Tsipras rappresenta, chiaramente, una speranza politica per sezioni intere di cittadini di tutta la Zona Euro[4].

L’arrivo di Siriza nella comoda atmosfera del sistema politico-istituzionale europeo, è un vero catalizzatore per la riforma. E il fatto è che, se il sistema comunitario aveva capito il rischio dell’elezione di Tsipras (con, per esempio, le minacce, da parte della Merkel, di escludere la
Grecia dalla zona Euro[5]), si può solo essere sorpresi dal benvenuto attualmente riservatogli[6]. Tanto che, in realtà, sembra capace di far scattare un cambiamento che, adesso, tutte le categorie di giocatori europei stanno aspettando:

. Nella primavera del 2014, il programma elettorale di  Jean-Claude Juncker includeva una proposta sul bisogno di  “sostituire la troika con una struttura democratica più legittima e più responsabile per i suoi atti, basata tanto sulle Istituzioni europee quanto anche a livello nazionale”. Ma sarebbe avvenuto alla punta della Commissione Europea? Probabilmente no. Quindi, Tsipras viene come salvatore, rendendo, finalmente, possibile la riforma del meccanismo di gestione della crisi e della governance della Zona Euro[7].

. Abbiamo parlato di Draghi e del suo appello fallito per un mandato riconnesso alla realtà della crisi piuttosto che l’applicazione di Trattati obsoleti.

. I principali malfunzionamenti burocratici europei dei mesi recenti, considerati essere il risultato dei limiti raggiunti dal cosiddetto metodo “intergovernativo”[8], mettono ugualmente gli impiegati statali in accordo con Tsipras, con la possibilità di dare una direzione più politica alla loro struttura istituzionale.

. I limiti raggiunti da un sistema finanziario rimpinzato di liquidità, ma incapace di iniettarla in una economia paralizzata, permettono di vedere chiaramente l’opportunità di ravvivare l’investimento pubblico che Tsipras stesso ha appoggiato, per fermare la professione dell’ultra-liberalismo[9].

. Le politiche nazionali, inceppate nei governi tecnocratici o nelle unioni nazionali durante gli ultimi sei anni, sono ritornate alla vita, come abbiamo visto, con il secondo “coup d’état” politico di Renzi, mettendo fine all’alleanza con Berlusconi e rinforzando il suo gruppo politico con la nomina di un capo di stato socialista.[10]

. E, certamente,  i cittadini che stanno, infine, sentendo un’Europa che dibatte, pensa e che sta cercando soluzioni che parlino un linguaggio comprensibile con questo tempo, invece che dell’incessante putrefazione tecnocratico-finanziaria alla quale hanno avuto il diritto fino ad adesso.

Il solo problema, di nuovo, sono i media. Non che siano stati tanto tenuti a galla, come uno potrebbe pensare, contro Siriza ma, piuttosto, perché essi hanno un’interpretazione molto limitata delle dimensioni della posta in palio nei negoziati attuali tra la Grecia e il resto della zona euro e la complessità del progetto di riforma che si sta sviluppando tra tutti questi giocatori (BCE, Zona Euro, Grecia, Commissione Europea, governi nazionali).

La sola lettura alla quale abbiamo diritto è di definire se quello che sta succedendo ci sta portando più vicini o ci sta allontanando da una rottura della Zona Euro. Ma, ripetiamo di nuovo: non ci saranno rotture della Zona Euro! Nessuna uscita della Grecia (e, probabilmente, neanche nessuna uscita del Regno Unito)[11] : ci siamo tutti imbarcati su una nave che può andar lontano dal momento che riceviamo i mezzi per occupare la cabina. La storia non ha ricevuto un pulsante di riavvolgimento con il quale solo gli ideologi e i demagoghi possono far credere al loro gregge:  la nave ha lasciato la sponda e quelli che sbarcano annegheranno e faranno rovesciare il resto[12].

Il procedimento fatto scattare da Tsipras non è niente di meno che un cambiamento completo del modo nel quale la Zona Euro funziona. Il sistema della troika  (FMI, BCE, Commissione) è stato revocato; Tsipras insiste sul negoziare con i rappresentanti della Zona Euro[13]; un meccanismo di governance della Zona Euro nuovo, più legittimo, dovrà essere inventato, insieme a soluzioni per la crisi greca. Tali obiettivi sono difficili da raggiungere in un baleno, non più della pace in Ucraina e tra l’Europa e la Russia. Stiamo testimoniando la nascita lenta e dolorosa dell’Europa e del mondo di domani, con tutti i rischi implicati da un parto senza aiuto medico (tutte le anticipazioni assenti).

I principali ostacoli ai negoziati sono, sostanzialmente, i seguenti: la BCE che, chiaramente, non ha mandato per essere d’accordo con le richieste di un solo stato e che, quindi, sta aspettando una decisione collettiva da parte di tutta la Zona Euro; e la Germania, sta perdendo il suo dominio  — tra parentesi, tutto relativo —  che aveva sulla Zona Euro (in conoscenza del fatto che questa posizione dominante la imbarazza più di qualsiasi cosa e che abbandonerà con piacere immediatamente dopo che il prossimo meccanismo abbia messo la sua mente a riposo), l’incapacità politico-istituzionale dell’attuale camicia di forza per quanto riguarda la più piccola riforma (che necessita di andare avanti fino alla rottura) e l’influenza degli innumerevoli programmi nascosti; influenza che si dissolverà nel quadro di lavoro dell’attuale sistema messo sotto controllo politico[14].

Ciò non preoccupa né i Tedeschi, né i Francesi, come provato da un  sondaggio recente[15] ed è certamente molto più facile di quanto la Merkel si immagini facili convincerli nel sostituire un sistema di solidarietà per far uscire la Grecia dalla putrefazione, coscienti come sono del fatto che la crisi greca non vorrebbe dire solo cattive notizie per i Greci.

Inoltre, è la Zona Euro che qui che deve essere inventata: una vera Eurolandia basata su solidarietà e ragionamento.

Si tratta di qualcosa che non è stato discusso molto nella vittoria di Siriza: qui, dove i nostri media passano il loro tempo ad analizzare i problemi economici sperimentati dalla Zona Euro durante questi ultimi sei anni, come la crescita dell’estremismo politico, la xenofobia, il rifiuto dell’Europa e della democrazia; stiamo vedendo con Siriza e Podemos, per esempio, che l’opinione pubblica europea sta resistendo straordinariamente bene, rifiutando, tanto quanto possibile, di scegliere le soluzioni radicali[16] e, dall’altra parte, battendo un sentiero che va verso qualsiasi cosa sembri essere una alternativa sicura ma, soprattutto, ragionevole. Il nostro team dà credito per questa grande affidabilità collettiva del popolo europeo all’apertura ideologica dovuta a internet e all’accesso “diretto” alle informazioni. Né i politici, né i media possono più prendere come ostaggio l’opinione pubblica interconnessa[17], un fatto del quale, d’ora in poi, dovremo tenere conto nelle nostre anticipazioni… Per saperne di più, iscriviti

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[1] Fonte : Euractiv, 22/10/2014

[2] Essendo in conformità con i principi della comunità dei Stati, con gli obiettivi di pace e di prosperità condivisa, e tramite governance democratica.

[3] Fonte : BBC, 25/01/2015

[4] Fonte : Euractiv, 04/02/2015

[5] Fonte : Le Figaro, 04/01/2015

[6]  Il 2014 ha insegnato la precauzione al nostro team che, adesso, sa che le buone notizie possono causare fughe improvvise di cattive notizie. Per quanto riguarda Siriza, in questo numero ci stiamo concentrando sul potenziale per uscire dalla crisi che la sua elezione trasmette, ma siamo completamente sicuri in riguardo ai tentativi che certi interessi oscuri con riflessi burocratici potrebbero intraprendere per bloccare la realizzazione degli sviluppi. Questo va dall’incapacità del sistema di accettare le richieste di Tsipras, fino ai rischi dei tentativi di destabilizzare il paese.  Fonte : Club Newropeans, 04/02/2015

[7] Fonte : Le Monde, 02/02/2015

[8]  “Siamo uccisi dall’intergovernativismo ” ci ha detto recentemente un leader della Zona Euro. Il metodo “intergovernativo” si riferisce al sistema decisionale dei 28 su una ragione di interessi nazionali, opposto al “metodo comunitario” che metterebbe le prese di decisione solo a livello europeo, ambigui metodi per risparmiare sulla democrazia, la quale si creerebbe basando  il sistema decisivo sulla volontà dei cittadini europei.”

[9] Questo è il modo nel quale la Banca d’Inghilterra ha riferito alla necessita di uscire dalla politica di austerità alcuni giorni dopo l’elezione di Tsipras. Fonte : The Guardian, 28/01/2015

[10] Fonte : Bloomberg, 30/01/2015

[11] Qui di nuovo, contrario a quanto i media riportano, un referendum nel Regno Unito su una uscita dall’UE finirebbe in un rifiuto (secondo quanto i sondaggi di opinione hanno già mostrato) e qualsiasi leva di ricatto sull’UE da parte del Regno Unito finirà. Fonte : EUObserver, 23/10/2014

[12] La prospettiva di lasciare l’Euro è un mezzo scambio piuttosto che qualsiasi altra cosa. Quando vediamo il punto fino a cui il sistema politico, istituzionale e finanziario vive nella paura di qualsiasi altra decisione che possa causare un fallimento in borsa, non possiamo veramente immaginarli mentre escludono uno dei loro membri! Le buone notizie sono che essi dovranno, quindi, raggiungere un accordo!

[13] Fonte : BBC, 30/01/2015

[14] Ma su questo ultimo punto, abbiamo già rimarcato che un sistema istituzionale che non funzionziona non può più nemmeno servire le lobby. La posta in gioco diventano i punti comuni su cui rilanciare la macchina.

[15] “Solo il 15% dei rispondenti erano in favore di mantenere il debito attuale, e l’attuale programma di pagamento della Grecia” Fonte : Les Echos, 04/02/2015

[16] Oltre alle inevitabili minoranze e agli effetti connessi all’assenza di un’alternativa tra i partiti istituzionali ed estremisti…come in Francia o in Inghilterra, per esempio.

[17] Visto anche nella copertura della crisi ucraina da parte dei media occidentali, per niente obiettiva ed estremamente guerrafondaia, che ha lasciato i lettori, perlomeno, scettici.

 

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