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Il buon uso della tecnologia

EDITORIALE

Questo mese di novembre ci troviamo di umore allegro e piuttosto gioioso. Forse è la parola “fuzzy” a renderci così felici. La troverete al centro di un lungo articolo sulla finanza fuzzy, che prevediamo arriverà entro il 2030 in risposta a una crisi di anticipazione dei rischi finanziari sotto l’influenza dell’IA. Infatti, i modelli di IA, progettati per prevedere e ottimizzare, stanno iniziando a produrre convergenza delle decisioni, effetti di massa, frenesia collettiva e quindi fragilità sistemica. E questo non solo nel campo della finanza. Ma forse è perché utilizziamo male l’IA. Forse è perché la applichiamo al vecchio paradigma, quello della massimizzazione di tutto (rendimento, crescita). Forse la potenza di questo strumento che è l’IA la rende un acceleratore di instabilità, spingendo il vecchio modello ai suoi limiti e alla rottura.

Forse ci obbliga a un profondo cambiamento degli obiettivi e dei principi di funzionamento della nostra società. Se, invece della massimizzazione, le chiediamo di servire obiettivi di “stabilità, diversità e resilienza” e se la accoppiamo a logiche fuzzy che si nutrono di dati incompleti, ambigui, imperfetti… umani, in una parola, allora l’IA può diventare un dispositivo di autoregolazione della complessità che non elimina il caos ma lo mantiene entro limiti vivibili.

Le logiche fuzzy sono già all’opera dietro il riconoscimento delle forme nella robotica, la gestione del traffico stradale, la gestione del traffico aereo, l’assistenza alla diagnosi medica, la meteorologia… Ma in materia di finanza, si scontrano ancora con i quadri normativi istituzionali (Basilea III, Solvibilità II, ecc.). In materia di politica, sfidano l’intero edificio democratico “alla vecchia maniera” e reinventano sempre più l’attuale ondata di movimenti sociali secondo l’articolo del nostro partner AADF: una reinvenzione verso logiche fuzzy? Per quanto riguarda la governance globale, anche la Global Governance Initiative recentemente proposta dai cinesi (cfr. il nostro articolo al riguardo) ci indirizzerebbe verso queste modalità di gestione dell’incertezza?

Come sappiamo, il mondo è volatile, incerto, complesso e ambiguo (VICA)… quindi incontrollabile. Disponiamo però dello strumento (IA) e delle logiche (fuzzy) che ci consentono di non voler cambiare nulla di questo stato di fatto, di accontentarci, di trovare una stabilità media. Nel campo delle risorse umane, le aziende cercano la diversità, persino la neurodiversità. Il mondo multipolare presenta, ovviamente, caratteristiche inalienabili di diversità. Il modello multiculturale di diversità delle nostre società sta conquistando il pianeta in risposta alla crisi demografica generalizzata (anche il Giappone si sta aprendo all’immigrazione). Ma siamo tutti connessi. Quindi, dobbiamo tutti tendere verso un’«identità» (nel senso di identica) umana (e quale?) per poter funzionare insieme? Questo obiettivo è ragionevole? Verso quali totalitarismi ci porta? Eppure la libertà è il nutrimento ideale di queste macchine…

Le tecnologie finiranno per essere ben comprese e utilizzate. Ma in questa fase, accelerano tutti gli scenari di crisi: finanziaria, economica, politica, ambientale… Ricordiamo però le immense speranze che hanno cullato le nostre società dopo la crisi dei subprime (società decentralizzata, modello piatto, diversità monetaria…) e speriamo forse che questo secondo grande momento della “crisi sistemica globale”, che appare sempre più chiaramente all’orizzonte, sia tale da condurci davvero verso questi nuovi modelli.

Come vedremo nel primo articolo, l’attuale sistema è comunque insostenibile: chi vuole il futuro che ci propone?

Marie-Hélène Caillol
Direttrice editoriale

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Sommario

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