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Guerra in Iran: dalla disORIENTazione alla disOCCIDENTalizzazione del mondo

ANALISI

Anthony Trad,  Analista geopolitico e Presidente di Stradegy Advisory

Da oltre 20 anni, il GEAB studia la transizione da un mondo relativamente semplice e incentrato sull’Occidente – caratterizzato dalla superiorità tecnologica, culturale, politica, finanziaria ed economica assoluta di un’alleanza culturalmente e storicamente coerente di attori («l’Occidente») sul resto del mondo – a un mondo complesso (multipolare) – costituito da una varietà di attori principali in relativo equilibrio tecnologico e che beneficiano di vantaggi strategici sovrani. Questa diversificazione degli attori principali non ha ripercussioni solo sulle istituzioni internazionali e sulle sovrastrutture di governance. Tutte le infrastrutture commerciali e finanziarie, ma anche le modalità di funzionamento di tutti i flussi che attraversano il pianeta, si stanno trasformando. Purtroppo, riformare questi meccanismi si sta rivelando infinitamente più difficile di quanto si potesse sperare. E solo i grandi shock più o meno sistemici sembrano riuscire a rompere il vecchio sistema affinché ne emerga uno nuovo.

Così è stato per la crisi del Covid che, grazie alla sospensione dell’attività economica globale, ha permesso l’apertura di nuove rotte, rompendo di fatto la rete a stella di approvvigionamento dell’Occidente. La guerra in Ucraina, creando una barriera di fuoco sulle rotte verso ovest del gas e del petrolio russi, permette di reindirizzare tutti i flussi energetici russi verso est e sud (Cina e India in particolare). La guerra tra Israele e Iran, dal canto suo, relativizza la centralità del Medio Oriente in materia di idrocarburi e quella dello stretto di Hormuz come passaggio obbligato di tali idrocarburi verso un mondo multipolare assetato di energia: sarà necessario diversificare… e di conseguenza compiere una nuova fase di «desemplificazione» del sistema globale, indispensabile per renderlo nuovamente stabile.

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Sommario

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