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EDITORIALE

Ogni generazione pensa di dominare il tempo, ma alla fine il mondo la sorprende ridendo. Oggi, quello stesso mondo ride amaramente con queste guerre senza fine, il suo zelo diplomatico o le sue provocazioni lanciate come coriandoli in una tempesta.

Nelle fabbriche moderne, milioni di droni-mosche escono dalle catene di montaggio per testare la resilienza di un avversario, rendendo la guerra low cost del XXI secolo non più una questione di eroi ma di sistemi.

Dispersione, ripetizione e logoramento: ecco le nuove armi…

E questa trasformazione della guerra ricorda l’inquietante intuizione di Jacques Spitz in La Guerre des mouches (La guerra delle mosche), dove semplici insetti, diventati intelligenti, finiscono per sopraffare l’umanità con il loro numero e la loro capacità di adattamento.

Ciò che ieri la finzione immaginava in forma biologica, il nostro secolo lo realizza in forma tecnologica, con sciami di droni autonomi, in grado di saturare le difese più sofisticate, di esaurire le scorte, i nervi e le economie delle potenze consolidate.

Come in Spitz, non è la forza individuale a trionfare, ma la perseveranza collettiva, l’intelligenza distribuita e la resistenza strategica in una guerra di logoramento condotta da miriadi di unità modeste ma implacabili.

Mentre le nostre società investono sempre di più per scolpire corpi performanti in palestre diventate veri e propri templi moderni instagrammabili del controllo di sé, le nostre aule scolastiche soffocano sotto la saturazione digitale e l’intelligenza artificiale. Come se avessimo capito che i muscoli richiedono disciplina e sobrietà, ma dimenticato che anche i nostri cervelli hanno bisogno di un allenamento strutturato nell’ambito di una scuola concepita come una vera e propria palestra cognitiva dove less is more.

Tutto converge verso la stessa domanda, semplice e spaventosa: chi riuscirà a resistere?

In questo numero, cari lettori, non offriamo soluzioni preconfezionate. Proponiamo una lucidità a volte crudele, ma necessaria, perché anche se la strada è impegnativa, il futuro merita che non chiudiamo gli occhi.

 

Georgeta Grama-Moldovan,
Direttrice generale, GEAB by Anticipolis

 

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Sommario

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