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Futourismo, l’era del viaggio minimalista

TENDENZA

Da anni assistiamo all’estensione del lavoro ben oltre i confini ufficiali e, con essa, a una diffusa stanchezza che né le vacanze classiche né le promesse di una disconnessione controllata riescono più a dissipare. Non sorprende quindi che presto viaggiare non significherà più andare lontano, ma andare meno. Meno rumore, meno volti, meno stimoli… meno di tutto. Benvenuti nell’era futurista del “less is more”!

JOMO: oggi un segnale debole, domani la norma dei viaggi

Addio all’industria dei viaggi che per lungo tempo ha venduto comfort e prestazioni, poiché assistiamo all’emergere di una domanda quasi opposta, quella di destinazioni in cui l’assenza diventa un valore in sé.

Percepito come una controtendenza strutturale, il JOMO (Joy of Missing Out) sta emergendo per relegare il FOMO (Fear of Missing Out) al rango di riflesso superato, quello che spingeva a vedere tutto, fare tutto, documentare tutto ed esporre tutto su Instagram. Ricomposto attorno alla presenza reale nel momento, con un confronto volontario con stili di vita vicini a quelli dei nostri antenati, lenti e dipendenti dall’ambiente naturale (compresa una maggiore sobrietà materiale), il viaggio diventa la migliore delle formazioni, dove l’uomo riapprende i punti di riferimento che la modernità ha reso invisibili.

Non consideriamo il JOMO come un ripiegamento, ma come un allontanamento volontario e indispensabile, perché l’interesse non è l’esotismo del passato, ma tutto ciò che può rivelare del presente: quanto il nostro rapporto con il tempo (un argomento già trattato nel nostro GEAB di gennaio)[1], con lo sforzo e con noi stessi si sia indebolito sotto l’effetto dell’abbondanza e della mediazione permanente.

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Sommario

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