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Inflazione al 3%: il nuovo obiettivo delle banche centrali

Gli ultimi anni continueranno a essere caratterizzati da una serie di sconvolgimenti globali che hanno messo in discussione la globalizzazione finanziaria per come l’abbiamo conosciuta. Nel 2025, questi sconvolgimenti raggiungeranno un punto critico, costringendo le banche centrali a rivedere le proprie priorità. In quanto garanti della stabilità dei prezzi, dovranno adattarsi a eventi che avranno un impatto inflazionistico a lungo termine.

In primo luogo, i conflitti emergenti aggraveranno ulteriormente le tensioni internazionali. In Medio Oriente, l’escalation tra Israele e Iran minaccerà ulteriormente la stabilità regionale e, naturalmente, i flussi di petrolio. In Asia, il potenziale conflitto tra Cina e Taiwan[1], così come la possibile aggressione della Corea del Nord contro il Sud[2], interromperanno le catene di approvvigionamento tecnologico. Nel Mar Cinese Meridionale, le tensioni militari tra Giappone e Cina influenzeranno la stabilità delle risorse naturali, in particolare quelle minerarie. Inoltre, a causa delle rotte marittime strategiche e delle risorse di gas naturale e petrolio, l’Africa orientale diventerà un centro di tensione permanente, dove le potenze mondiali rafforzeranno la loro presenza. 

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