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EDITORIALE

Come priorità politica, la questione climatica ha perso slancio negli ultimi anni, soprattutto perché altre preoccupazioni hanno preso il sopravvento sulla scena mondiale. Eppure, l’impatto del cambiamento climatico è sempre più visibile, con ondate di calore record e fenomeni meteorologici estremi. Ciò avrà inevitabilmente una conseguenza diretta sulla sicurezza, senza dubbio l’urgenza numero uno al momento, aggravando i conflitti sulle risorse, provocando migrazioni forzate in lungo e in largo e dando origine a nuove strategie geopolitiche – come la corsa all’Artico e alle sue ricchezze.

Tuttavia, non tutto è negativo e l’agenda della sicurezza richiede di ripensare le catene di approvvigionamento esistenti e di mettere in atto contromisure che potrebbero essere benefiche anche in materia di cambiamento climatico.

La maggiore importanza attribuita alla resilienza, sia a livello di infrastrutture che di società, sarà determinante per l’adattamento. Inoltre, il ruolo preponderante del cambiamento climatico nell’agenda politica è andato a scapito di altre questioni ambientali, come la crescente contaminazione dell’acqua e la diffusione delle microplastiche. A nostro avviso, una visione più ampia della sicurezza, in particolare una visione veramente olistica, potrebbe attribuire maggiore importanza a tali questioni.

Per gli investitori, ciò implica un cambiamento strutturale, allontanandosi dall’economia “just-in-time” dominata dall'”efficienza”, per orientarsi verso strutture di mercato in cui sono richieste diversificazione e ridondanza deliberata.

In ogni caso, in piena coerenza con le nostre analisi e previsioni passate, continuiamo a ritenere che tutti i conflitti geopolitici non siano più delle crisi, ma che costituiscano uno scenario sistemico permanente per i nostri equilibri finanziari, che resistono ancora, ma a fatica, tenuti in vita artificialmente, in balia di uno shock che tutti riconoscono senza poterlo contenere: lo stretto di Ormuz pronto a scatenare un catastrofico effetto domino globale, per esempio.

In questo contesto, il clima, che fino a ieri era ancora una priorità assoluta, passa certamente in secondo piano, non perché sia stato risolto, tutt’altro, ma perché la difesa si impone, guidata da una logica implacabile: a che serve salvare il pianeta nel 2050 se si dubita di superare l’estate?

Se le nostre economie ci impongono «sicurezza o clima», possiamo davvero permetterci di scegliere?

In mancanza di un futuro prevedibile, l’idea stessa di fuggire (più lontano, più in alto) potrebbe tornare ad essere una tentazione, come se, non potendo risolvere i problemi del mondo, si dovesse già cominciare a sfuggirgli[1]

 

Georgeta Grama-Moldovan
Direttrice generale, GEAB by Anticipolis

 

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__________________

[1]     Ritorno sulla Luna: dopo la missione Artemis 2, come intendono stabilirsi gli uomini sul satellite terrestre? Fonte: La Depeche, 10/04/2026

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