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Segnali deboli: brevi note su un mondo che cambia

SEGNALI  DEBOLI

Geo-agricoltura: dall’adattamento all’esaurimento sistemico

Durante una delle sue ultime apparizioni radiofoniche, l’agroclimatologo Serge Zaka ha evocato una sorta di «grande sostituzione»[1] applicata al mondo vivente, non nel senso politico del termine, ma per indicare l’evoluzione forzata delle specie agricole e arboree sotto l’effetto dell’accelerazione del cambiamento climatico, come se gli organismi viventi, costretti da un clima diventato instabile, dovessero cambiare geografia, temporalità e, implicitamente, la stessa logica produttiva.

Certo, le stagioni perdono la loro regolarità e registrano gelate tardive con effetti sulla vernalizzazione, ma anche siccità o eccessi d’acqua, rimettendo in discussione l’intero modello termo-agricolo. La posta in gioco è quindi economica e territoriale, perché se le condizioni ecologiche migrano, allora le colture seguono, e con esse i paesaggi agricoli, le economie e il know-how dei luoghi e, ancora più intimamente, le abitudini alimentari. Insomma, ciò che mangeremo domani non sarà diverso solo perché lo avremo scelto, ma perché ciò che era disponibile ieri non lo sarà più.

In Francia, questo spostamento forzato delle colture si nota già nell’arboricoltura, dove alcune varietà storicamente adatte a precisi equilibri climatici stanno diventando sempre più vulnerabili. È il caso particolare della Golden Delicious, un tempo l’albero da frutto “a rischio zero” per eccellenza, ideale per garantire raccolti abbondanti e regolari, una varietà che dipende da un inverno sufficientemente freddo per uscire correttamente dal letargo, e poi da una primavera relativamente stabile per garantire la fioritura e la fruttificazione. Tuttavia, il cambiamento climatico sta alterando questa sequenza, a causa di inverni troppo miti, fioriture precoci, gelate tardive più distruttive e ondate di calore che ora compromettono la regolarità dei raccolti.

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