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EDITORIALE

Tra gli impatti multidirezionali dell’IA sulle nostre società, ci sono ovviamente quelli legati al nostro modo di pensare. I nostri cervelli «beneficiano» ormai di stampelle che ne modificano rapidamente la muscolatura. Ma piuttosto che parlare di «crollo cognitivo», è opportuno iniziare a osservare in modo molto concreto come, dopo quasi tre anni di integrazione graduale di questi nuovi strumenti (gli LLM), i nostri cervelli – e l’insieme del collettivo cognitivo – si stiano riconfigurando. La prima constatazione fattuale ed evidente è l’esplosione della capacità redazionale di chiunque. Questa «democratizzazione» della scrittura è una buona notizia, poiché non è più una minoranza di «scrittori» in grado di esprimere le proprie idee a produrre i mattoni del pensiero collettivo.

Un’enorme massa di persone che avevano idee ma non riuscivano a esprimerle si sta gradualmente aggiungendo al meccanismo – finora piuttosto elitario – di strutturazione del pensiero collettivo. D’altra parte, questo pensiero che si esprime è estremamente teorico, persino filosofico, privo di un ancoraggio fattuale, una caratteristica rafforzata dal fatto che gli LLM si preoccupano piuttosto poco, per il momento, della diversità e delle sfumature delle fonti. Ci aiutano a produrre un «pensiero medio» in questa fase. Infine, gli LLM prendono il controllo delle nostre menti facendoci credere che questo pensiero medio sia il nostro.

I pregiudizi morali sono ufficialmente numerosi nei modelli di linguaggio di grandi dimensioni (LLM) che attingono a dati di per sé molto più «puliti» dopo le crisi del terrorismo del 2015 e del complottismo degli anni 2020 (… sapendo che i fondamenti morali di questi pregiudizi possono cambiare, insidiosamente). Le IA generative «educano» quindi le masse a una forma di razionalità ed etica comuni.

La scuola non faceva altro e abbiamo certamente bisogno di ricreare una comunità di pensiero e di valori per ricostruire la società… ma i rischi di derive ed eccessi sono evidenti e, nel contesto delle attuali tensioni geopolitiche e culturali, questi eccessi sono all’ordine del giorno per gli anni a venire.

Un’altra tendenza che volevamo segnalare in questo breve editoriale è l’evoluzione della disponibilità all’ascolto e alla lettura: se tutti si trasformano potenzialmente in redattori, rimarranno dei lettori?

Il modello verso cui tenderemo nei prossimi anni sarebbe quello di una società che naviga su una marea di frammenti di informazione (essenzialmente titoli di articoli o di rapporti) liberamente interpretati da ciascuno, generando un oceano di analisi personali veicolate da social network effimeri e prodotte da individui che alimentano universi di riflessione ultra-personali, il tutto sottoposto a una forza centripeta sotto l’effetto degli assistenti di scrittura che producono quel «pensiero medio» menzionato in precedenza.

L’ultimo punto riguarda l’abituarsi a testi visibilmente prodotti dall’IA. Da un lato, impariamo a servirci di questi LLM che a loro volta si conformano al contenuto e alla forma delle nostre riflessioni interiori, producendo testi sempre più «leggibili» e apparentemente «personali»; e dall’altro lato, beh, ci stiamo abituando a questa nuova forma che sta diventando una norma: introduzione, sviluppo, conclusione, pochi esempi, idee chiare o addirittura semplicistiche, e allo stesso tempo uno stile spesso aziendale o addirittura da consulente.

E a poco a poco, l’imperfezione dei testi umani ci fa preferire l’affidabilità stilistica e logica dei testi generati dall’IA… come in altri tempi, abbiamo finito per preferire i caratteri a stampa alle sontuose corsive dei manoscritti di un tempo – che si erano, bisogna dirlo, a poco a poco trasformate in scarabocchi informi sotto l’effetto della diffusione della scrittura.

Tutto ciò pone le basi per una riflessione che riguarda noi e voi lettori del GEAB, ovvero: come i media e i loro lettori possono continuare a fornire e ottenere ciò che ha alimentato il loro rapporto? La natura di questo legame è certamente diversa a seconda che si parli dei grandi media, la cui lettura serve a informarsi sui fatti e a sentire ciò che i potenti di questo mondo vogliono che noi comprendiamo, o di media come il GEAB, la cui lettura serve, a nostro avviso, essenzialmente a due obiettivi del : da un lato, accedere a un pensiero alternativo e critico (la “stereo” dell’intelligenza) e, dall’altro, leggere contenuti vicini a ciò che si pensa personalmente, che differiscono da ciò che produce la doxa e che si è contenti di trovare già scritti e pubblicati. È proprio su quest’ultimo punto che il senso di un media come il GEAB è a rischio: grazie all’IA e ai social network, i nostri lettori sono ormai in grado di redigere e pubblicare da soli ciò che avrebbero voluto leggere da noi per mancanza di tempo o di coraggio.

Le vie per reinventare i media, siano essi tradizionali o alternativi, ruotano a nostro avviso attorno a due temi: radicamento e comunità. Per quanto riguarda il radicamento, continueremo ad avere bisogno di leggere per alimentare le nostre riflessioni; e avremo sempre più bisogno di informazioni che ci siano direttamente utili come cittadini o come professionisti.

I grandi media dovranno quindi ricostruire la loro credibilità, l’affidabilità delle loro fonti (ci hanno già iniziato). E avvicinare alla vita delle persone i loro criteri di selezione delle informazioni (questo, invece, non l’hanno ancora fatto). Ad esempio, pensiamo che i media di informazione locale, i media specializzati,… abbiano un futuro roseo davanti a sé perché i media dovranno ricominciare a parlarci di eventi sui quali abbiamo un minimo di presa per rispondere ai nostri bisogni e iniziare a ridurre l’ansia generale. Questo radicamento milita ad esempio a favore di un riorientamento verso l’Europa nel caso del GEAB…

L’altro tema è la comunità: continueremo ad avere voglia di leggere le persone con cui condividiamo un’identità, un tipo di analisi, un progetto, un’attività, un’organizzazione… I grandi media non potranno fare molto su questo secondo punto. Al contrario, è il punto di forza dei media atipici come il GEAB. Voi, nostri lettori, avete in comune il fatto di averci trovato, di sentirvi in sintonia con la nostra indipendenza di analisi, la nostra visione ampia e sistemica, il nostro coraggio anticipatorio, ecc. Ebbene, questo spirito che condividiamo, unito alle IA che ora vi aiutano a scrivere, potrebbe giustificare che le pagine della nostra rivista si aprano più decisamente a voi, alla «vostra intelligenza del futuro»…

Non aggiungerò altro in questa fase, lasciandovi su questa riflessione e proponendovi di condividere con noi ciò che essa vi ispira tramite il modulo «Che ne sarà del lettore?». L’estate passerà e vedremo come si concretizzeranno queste piste di riflessione a settembre. Nel frattempo, restiamo in contatto tramite le newsletter e gli eventuali sondaggi che senza dubbio ci permetteremo di inviarvi.

Buone vacanze a tutti!

Marie-Hélène Caillol

Direttrice editoriale, cofondatrice del GEAB

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Sommario

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