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GEAB 152

Il numero mensile del Laboratorio europeo di Anticipazione Politica (LEAP) - 15 Feb 2021

Edito – Crisi sistemica globale: incidenti di ripresa in vista

Sono in particolare tre i fenomeni che contribuiscono a distorcere la nostra comprensione collettiva della realtà: il rallentamento dell’attività economica e quello della mobilità, il crollo dei sistemi di informazione legati alla pandemia e l’elezione di Biden negli Stati Uniti. Essi danno infatti un’impressione di calma dopo la tempesta dell’ultimo decennio che riteniamo pericolosa a causa della riduzione dello stato di allerta che induce. Per questo motivo, e malgrado tutte le buone piste di reinvenzione del mondo attualmente in atto, questo numero vuole essere di tipo allarmista.

Con Xi e Putin che stanno disperatamente tentando di allertare i leader occidentali[1], il 2021, molto più del 2020, è una zona ad alto rischio per motivi altamente sistemici esposti sulla copertina di questo numero: la vecchia macchina finanziaria, economica e sociale non è più all’altezza dei flussi prodotti dal mondo multipolare e qualsiasi pretesa di farla ripartire così com’è è destinata a provocare danni.

Occorrerebbe leggere bene il messaggio che ci invia la pandemia attuale: «il nostro modello si è surriscaldato». Densità di popolazione[2], mobilità umana, attività di consumo, tutte in zona rossa, sfuggendo a qualsiasi capacità di riorganizzazione e facendo anticipare sembra ombra di dubbio enormi crisi. Il rischio di pandemia non verrà quindi sradicato con i vaccini ma con un cambiamento di paradigma. Senza quest’ultimo, il Covid-19, le sue mutazioni e altre malattie continueranno a impadronirsi delle nostre società fin troppo dense. Dobbiamo quindi prepararci ad un salto quantico in materia di igiene, riduzione delle mobilità, demoltiplicazione dei centri urbani, razionalizzazione dei flussi economici e protezione dell’ambiente.

Fig. 1 – Densità di popolazione mondiale 2019. Fonte: Wikipedia

Tutti hanno avuto gli occhi puntati su una sorta di «crisi ultima», ovvero la crisi climatica presentata come un’apocalisse. Ci sono però molte altre crisi che ostacolano la strana che deve permetterci di evitare questa ipotetica «fine del mondo»: crisi finanziaria del 2008[3] caratterizzata dall’obsolescenza della meccanica dei flussi monetari; crisi geopolitica UE-Russia del 2014 caratterizzata da quella del mondo bipolare della guerra fredda[4]; crisi del Covid nel 2020 caratterizzata dall’insostenibilità dal modello di ipermobilità di un’umanità di otto miliardi di individui[5]; ecc.

Ciascuna di queste crisi ha creato le condizioni per una risoluzione delle cause, ma nessuna può essere considerata veramente risolta – in particolare in Occidente: anche se gradualmente si stanno affermando nuove monete (euro, yuan, cripto, digitali), il sistema monetario internazionale verte tuttora sul dollaro; i mercati finanziari occidentali rappresentano ancora enormi fattori di volatilità, di bolle e di instabilità economica generale; il sistema bancario, benché sia stato più riformato e consolidato del sistema finanziario, rappresenta tuttora un grosso freno alla digitalizzazione monetaria che permetterà (e permetterebbe) la fluidificazione degli scambi e la disintermediazione tra Stati-emittenti e cittadini-utenti della moneta (rappresentando una crisi esistenziale per le banche); la guerra fredda regna sovrana, e tutti sembrano attendere un’illusoria fine della crisi del Covid per tornare al lavoro con la macchina e tornare nel weekend a Marrakech.

Questi due ultimi esempi forniscono due casi dell’impossibilità di ricominciare come prima:

. la paura del virus ha svuotato i mezzi pubblici dei passeggeri i quali si aggiungeranno all’enorme quantità di automobilisti della vita quotidiana, garantendo degli ingorghi che nessun investimento pubblico cercherà più di decongestionare con la costruzione di nuove superstrade; questo genere di crisi verrà autoregolamentata dalla rapida comprensione di tutti coloro che sanno di poter effettivamente lavorare da casa.

. quanto ai weekend a Marrakech (o altrove), gli europei non tarderanno a rendersi conto che i posti sono occupati: fin dalla firma degli accordi di Abraham con il Marocco e il riconoscimento della sovranità marocchina nel Sahara occidentale, sauditi, israeliani e americani hanno scoperto i loro riad a loro prima riservati[6]; ma questo tipo di novità non riguarda naturalmente Marrakech: il mondo multipolare sta sorgendo sulle “strade romane”[7]… grossi ingorghi in vista.

Questi esempi sono però banali rispetto a quello che una ripresa “come prima” genererà (o genererebbe) come aumento dei prezzi energetici e tensioni geopolitiche da un lato e come inflazione generale e tensioni sociali dall’altro.

Per questi motivi, la pausa Covid viene sfruttata da numerosi decisori politici ed economici come l’opportunità per far precipitare l’indispensabile transizione: i grandi piano di rilancio ci sono per finanziare e, sul fronte europeo, l’Unione è in buona posizione per accompagnare l’intero processo di trasformazione. Questa situazione piuttosto vantaggiosa contribuisce alla sensazione di calma, se non di una certa euforia, che l’elezione di Biden dall’altra sponda dell’Atlantico sta ancora rafforzando: l’occhio del ciclone.

Di fatto, la società umana sta inventando, sperimentando e si sta adattando ai propri nuovi modi di interazione: grazie al teletutto, riorientamento dell’attività (professionale e di intrattenimento) nei luoghi di vita riducendo la mobilità e tutti i relativi consumi; grazie alle politiche urbane di tipo “città del quarto d’ora”, rafforzamento di una vita sociale e di servizi localizzata; grazie alla decentralizzazione, raggruppamento familiare e ritorno verso le province; ecc.

Interi segmenti del vecchio modello economico sono però in sofferenza perché scompariranno se non vengono ripensati: turismo, sport, ristorazione, eventi, cultura, ecc., dovranno ridurre il loro impatto fisico e reinventarsi in parte in modalità digitale.

Per quanto riguarda, ad esempio, la ristorazione, i grandi centri cittadini si sono riempiti di strutture sempre più numerose mentre le periferie e le province sono rimaste disperatamente legate alle catene di fast-food e alle tavole calde. A medio termine, siamo sicuri che la ristorazione seguirà un movimento esterno offrendo alla fine ottime prospettive a tutto il settore. Ma siamo anche certi che tale tendenza promette molta incomprensione, difficoltà e collera.

In materia di turismo, nel luglio 2019 avevamo già analizzato che la versione fisica dovesse crescere di qualità mentre un turismo di massa dovesse passare localmente (parchi in prossimità dei luoghi di residenza) o a domicilio (e-turismo). Anche qui, i giovani e i più innovativi troveranno ottime prospettive ma gli altri soffriranno.

Ecc.

In tal senso, la pandemia è una crisi che ci sta portando relativamente piano verso vie future più sostenibili. Ma la storia non ha ancora detto la sua ultima parola e la carica di energia negativa che stanno accumulando gli attori più bloccati nel passato fa anticipare potenti shock di “falsa ripartenza” vecchio stile.

Tra questi attori bloccati nel passato ritroviamo, in particolare, parte dell’opinione pubblica che nella comprensione della situazione attuale non è ben guidata da un sistema d’informazione ancora poco adattato alle nuove realtà. Restano però anche numerose strutture rigide sorte dal secolo scorso, difficili da disattivare per la loro efficacia nel far sprofondare il vecchio mondo, che perdurano e resistono al cambiamento, a cominciare dagli “Stati nello Stato” rappresentati da numerosi “establishment” in Iran (Corpo delle guardie della rivoluzione islamica) o negli Stati Uniti (Pentagono) per citare solo quelli che ci preoccupano di più a breve termine.

Tutti questi attori sono impazienti di ripartire “come prima”, spingendo la collettività all’imprudenza. A titolo di esempio, il Regno Unito e gli Stati Uniti, anziché coordinarsi con l’Unione come il regalo europeo del vaccino BionTech incitava loro di fare[8], hanno ripreso le campagne di vaccinazione appropriandosi della produzione nella speranza non solo di ridurre la durata di una pausa che li ha uccisi ma di avere un po’ di vantaggio sull'”alleato” europeo. Così facendo, fanno correre rischi letali a essi stessi, all’Occidente e al mondo mentre è probabile che l’UE, accusata di cattiva gestione delle campagne di vaccinazione, ha previsto di riservarsi il tempo necessario al cambiamento delle parti principali della macchina socioeconomica… tempo che la solidità dei sistemi sociali l’autorizza a prendere. Ma è sempre pronta al tradimento…

In questo numero, esporremo nel dettaglio i rischi economici e geopolitici che corre e che fa correre al mondo un’America che crede e si crede essere tornata “alla normalità”, analizzando i punti forti e deboli del riposizionamento europeo rispetto alla tempesta USA che si preannuncia.

Daremo tra l’altro un nuovo sguardo al futuro dello spazio europeo nonché alle grandi sfide della WaterTech del XXI secolo. Per non dimenticare la rivista annuale delle anticipazioni del web e le solite raccomandazioni in materia di investimento.

Per parlarne, trovate la GEAB Community su LinkedIn.

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[1] A Davos, tanto Xi Jinping quanto Vladimir Putin invitano al multilateralismo responsabile. Il presidente cinese spiega che «creare delle fazioni o scatenare una nuova guerra fredda, rifiutare, minacciare o intimidire gli altri, imporre la separazione, il capovolgimento delle catene di approvvigionamento o sanzioni per provocare l’isolamento non farà altro che spingere il mondo verso la divisione e perfino nei conflitti. E i conflitti ci porteranno all’impasse». (fonte: Challenges, 25/01/2021), mentre Putin insiste: «Ci tengo a ripetere che se ce ne restiamo con le mani in mano e non facciamo niente per evitarlo la situazione potrebbe evolvere in modo imprevedibile e incontrollabile. E potremmo conoscere un vero crollo dello sviluppo mondiale che potrebbe portare ad una lotta di tutti contro tutti» (fonte: AgoraVox, 28/01/2021).

[2] La densità di popolazione è il risultato di tre fattori che concorrono ad una tendenza esponenziale: l’aumento demografico quantitativo (ben presto otto miliardi di abitanti, dieci miliardi annunciati nel 2050); all’interno di questa popolazione in aumento, crescita di parte della popolazione integrata al sistema economico globalizzato; e all’interno di questa parte di popolazione economicamente integrata, aumento della percentuale di cittadini (esodo rurale). Il risultato è un aumento di otto miliardi di abitanti sempre più stretti in poche città. Fonte: Wikipedia e GEAB 2008

[3] Fonte: PostFinance, 05/09/2018

[4] Fonte: GlobalPolicyJournal et GEAB 2014

[5] Fonte: Covid19: La fine dell’ipermobilità globale, Gérard-François Dumont, Cairn, 06/2020, e GEAB 2020.

[6] Fonti: France24, 17/01/2021; France24, 10/12/2020.

[7] Fonte: Wikipedia

[8] A costo di ripeterci, torniamo al colpo basso che gli anglosassoni hanno inferto all’UE recuperando il vaccino europeo BioTech finanziato dalla BEI e prodotto subito oltreoceano solo per i bisogni degli americani mentre la capacità di produzione che era riuscita a mantenere l’Europa (in questo caso in Belgio) era destinata all’impellente bisogno di un vaccino britannico. L’UE ha finito per ritrovarsi con promesse non mantenute di vaccini britannici inesistenti (fonte: DailyMail, 23/01/2021) o inefficaci (fonte: France24, 12/02/2021). Ma sicuramente l’Unione non dimenticherà la lezione…

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Sommario

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