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Il numero mensile del Laboratorio europeo di Anticipazione Politica (LEAP) - 15 Feb 2017

Settembre 2017 – Crisi dell’euro: la BCE perde la propria indipendenza

L’Europa post-Brexit non ha bisogno che le estreme destre arrivate al potere siano in sintonia con il modello nazional-europeista proposto dai britannici. L’antagonismo tra il livello europeo e i livelli nazionali che non ha fatto altro che crescere con l’evolversi della crisi, in mancanza di un sostegno democratico da parte del livello europeo, ha portato in poco più di sei mesi a un totale controllo delle istituzioni europee da parte degli Stati membri. Il problema è che il fallimento del metodo comunitario decreta la legge dei più forti: di fatto, in ambito economico e monetario, quella della Germania, che non l’ha mai veramente chiesta. Il nostro team anticipa che l’ultima roccaforte rappresentata dall’indipendente BCE non tarderà ad essere espugnata.

La decisione dei britannici del 23 giugno 2016 di lasciare l’Unione Europea fornisce l’occasione per una totale riorganizzazione della governance dell’Unione e della zona euro, dopo sei anni di crisi esistenziale di cui la Brexit rappresenta una forma di apogeo. Questa occasione, a volte invocata nei primi giorni seguenti ai risultati del referendum britannico di alcuni capi di governo e di Stati europei, come Angela Merkel, François Hollande e Matteo Renzi[1], alla fine non c’è stata, resa impossibile dalla densità dei programmi politici nazionali e dall’assenza di media capaci di sostituire correttamente il dibattito pubblico al quale tale riforma dovrebbe attualmente dar luogo (come anticipato dal nostro team, d’altronde). Il vertice di Bratislava dello scorso settembre, che avrebbe dovuto segnare la nuova fase della storia dell’Unione, ha avuto principalmente buone intenzioni non rimettendo in discussione l’essenziale[2].

L’Unione rimane quindi soggetta alla governance ad hoc definita dalla crisi della zona euro a partire dal 2010, una governance che verte sempre di più sul Consiglio Europeo, in modo particolare con l’importanza data dall’Unione economica e monetaria all’Eurogroup, l’organismo informale che raggruppa i ministri delle finanze degli Stati membri della zona euro in una logica di inter-governamentalità. Eppure, gli appelli ad integrare il sistema di governance della zona euro non sono mancati, a cominciare da quelli del ministro delle finanze tedesco, Wolfgang Schaüble[3]. Il sistema europeo, privo di ogni legittimità democratica, non è stato però in grado di creare le condizioni per una volontà comune in tal senso. La crisi ha quindi generato una crescente polarizzazione tra gli organismi europei nazionali (Consiglio Europeo, Eurogroup…) e le istituzioni «federali» dell’Unione che sono la Commissione, il Parlamento e la Banca Centrale Europea.

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