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Il numero mensile del Laboratorio europeo di Anticipazione Politica (LEAP) - 15 Mar 2023
L'estratto pubblico

Il fallimento SVB, portando con sé le banche Silvergate e Signature, è il triste evento che illustra il tema di questo numero di marzo: come analizzato e anticipato da tre anni, dopo l’impennata della tech occidentale all’inizio della crisi del Covid, un difficile ritorno alla realtà segnerebbe inevitabilmente il destino di questo settore, naturalmente aggravato dall’inevitabile aumento dei tassi e dalla fine del denaro facile che ha alimentato tutti i fantasmi del futuro degli ultimi quindici anni[1].

Per quanto riguarda la SVB, in concreto, la concatenazione è chiara e riconosciuta da tutti gli osservatori: le imprese del settore tecnologico, incontrando delle difficoltà, hanno la tendenza ad attingere ai propri depositi; depositi per lo più detenuti dalla SVB; poiché negli ultimi tempi la SVB ha visto calare il rendimento dei propri investimenti, in particolare l’acquisto dei buoni del tesoro americano, a causa della risalita dei tassi, la banca si è vista costretta a vendere in perdita questi buoni per restituire effettivamente i depositi dei clienti che li hanno richiesti, evocando inoltre una raccolta fondi; rendendo così pubbliche le proprie difficoltà, ci sono volute 48 ore affinché anche il resto dei clienti arrivasse a richiedere i depositi provocando, logicamente il fallimento della banca[2].

La reazione delle autorità americane è stata altrettanto logica, annunciando che i depositi dei clienti saranno garantiti[3], e non c’è quindi motivo di farsi prendere dal panico perché il sistema è solido[4], e non c’è nemmeno alcun rischio di contagio oltreoceano[5]. Comunicazione e reazioni di crisi senza un valore esplicativo. In realtà, sui possibili effetti domino di questo nuovo episodio della fragilità del cuore del sistema americano si pongono numerose questioni, ovvero finanza e new tech. Se le più scottanti di tali questioni sono quelle alle quali è difficile rispondere (ad esempio: la SVB è una nuova Lehman Brothers ?), si pongono però più facilmente alcune conseguenze sistemiche:

  • A cominciare dalla scomparsa di una parte del settore dell’innovazione americano e il cambiamento di un’altra. Il Tesoro britannico ha così acquistato per una sterlina la filiale inglese della SVB per bloccare qualsiasi rischio di contagio. Negli altri paesi dove è presente la SVB (Germania, Canada, Cina, Israele, Svezia), le autorità di regolamentazione detengono il controllo di questo settore strategico[6] che dovrà sicuramente accettare alcune condizioni. Probabilmente gli Stati auspicano di riprendere il controllo del caos creativo dei centri di innovazione dell’ultimo decennio. Adesso hanno una bella occasione… Resta da sapere cosa ne farebbero (ripensare la sanità, fare la guerra, mettere l’opinione pubblica sotto una campana di vetro?…).
  • La fine della SVB è anche la fine del dominio della Sillicon Valley sul mondo delle tecnologie. È una realtà da molti anni ormai: ma questo evento ha un valore simbolico e rafforza lo sguardo del pianeta puntato verso l’Asia, dove il “progresso” continua a muovere le proprie pedine in modo meno ansioso.
  • Non è impossibile che l’effetto domino principale consista in un crollo del tessuto delle start-up californiane – tra fallimenti e impennate verso cieli meno controversi. Il futuro della California farà quindi discutere: in un’America che smette di sognare per ricostruire un’industria, che ne sarà dello stato di Hollywood, della Disney e della Sillicon Valley… ?
  • D’altronde, il fallimento della SVB mette in evidenza la pressione che esercita la politica monetaria della Fed sull’economia. Si può scommettere senza troppi rischi che i falchi della Fed faranno fatica a proporre un aumento dei tassi. Questo ci riporta alle anticipazioni di gennaio sulla risalita della coppia euro/dollaro, a favore di un rallentamento delle esportazioni europee e del rischio crescente di vedere cosa è rimasto dell’industria (ad esempio automobilistica[7]) attraversare l’Atlantico per godere di tutti i vantaggi del programma Inflation Reduction Act in sostituzione dei fantasmi di reindustrializzazione del vecchio continente. Sicuramente l’aumento dell’euro attenuerà le tendenze inflazionistiche ma a vantaggio di un consumo importato che tende tuttora a distruggere il nostro tessuto economico, permettendo di anticipare un aumento del ritmo dei fallimenti delle PME da un lato, e del depauperamento dei governi e dei contribuenti nel loro sostegno alle grande gemme delle economie nazionali dall’altro..
  • Ma soprattutto, questo fallimento, rivelando le difficoltà finanziarie del settore delle start-up e della tech americana, è una tesi a sostegno dell’anticipazione di ritiro dell’Occidente dalla corsa globale all’innovazione argomento di questo numero del GEAB a cui vi lasciamo la lettura.

Per parlarne, trovate la GEAB Community su LinkedIn.

______________

[1]   Abbiamo a più riprese anticipato i pericoli della risalita dei tassi di interesse di riferimento, identificando il settore della tech come uno dei più minacciati dalle ripercussioni sui mezzi di finanziamento (2021), sui valori in borsa (2021) o, più in generale, dal punto di svolta dell’economia reale a scapito delle imprese del settore (2020).

[2]     Fonte: The Guardian, 13/03/2023

[3]     Fonte: BFMTV, 12/03/2023

[4]     Fonte: The Wall Street Journal, 13/03/2023

[5]     Fonte: Reuters, 13/03/2023

[6]     Fonte: Quartz, 13/03/2023

[7]     Fonte: Les Echos, 13/03/2023

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