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GEAB 141

Il numero mensile del Laboratorio europeo di Anticipazione Politica (LEAP) - 15 Gen 2020

Geopolitica: 2020, un anno sotto il segno di Marte

Una panoramica mondiale non esauriente dei rischi per continente/regione

Le tensioni geopolitiche domineranno il 2020. Dalle più strutturali alle più congiunturali, i motivi sono i seguenti:

– il mondo multipolare non si accontenta più di fare affari ma di difendere le proprie strade e territori di caccia (Europa, Cina, Israele, Turchia, Arabia Saudita, EAU, Iran e Russia sono ormai attori interamente geopolitici – ovvero che difendono all’esterno i propri interessi – oltre agli Stati Uniti);

– al centro di questo mondo multipolare, vi è la crescente rivalità strategica tra Stati Uniti e Cina;

– in un contesto di moltiplicazione dei fronti e di difficoltà finanziarie, gli Stati Uniti sono costretti a rivedere le loro priorità, portando a due evoluzioni negative:

. la risoluzione dei conflitti del passato in vista di un ritiro (Medio Oriente, Europa), creando due assi distruttivi: quello della risoluzione (azione e assunzione di rischi concomitanti) e quello del ritiro (preoccupazioni e incertezze legate alla scomparsa del «guardiano della pace» americano).

. ridistribuzione/rafforzamento sui nuovi obiettivi strategici degli Stati Uniti (Artico, Cina, Sudamerica) creando evidenti frizioni;

– disaccordi interni americani sulla strategia esacerbati dal contesto della campagna elettorale in cui si affrontano due visioni dell’America (quella vecchia e quella nuova) e dove gli uni gettano benzina sul fuoco con la Cina per far saltare l’accordo commerciale USA-Cina degli altri;

– prospettiva concreta di un nuovo sistema monetario internazionale che modificherà inevitabilmente la centralità strutturale del dollaro USA che pone un’infinità di questioni sui rischi corsi dagli Stati Uniti che costringe questi ultimi a riposizionare la loro economia e che radicalizza un campo deciso a impedire una tale evoluzione.

In un tale contesto, per quanto legittime e futuristiche possano essere alcune delle strategie condotte, i rischi di sbandamento sono importanti. In particolare, tutta una serie di programmi nascosti tenteranno di approfittare dei movimenti delle truppe per muovere le proprie pedine, contribuendo a creare situazioni inestricabili ed esplosive (ad es., la strategia elettorale dei democratici o la tentazione della presidente di nuovo rieletta di Taiwan di proporre un referendum sull’indipendenza dell’isola…).

Su questa base di comprensione delle tendenze che si incrociano nel 2020, passiamo adesso in rassegna i rischi regione per regione.

Medio Oriente: terreno di sperimentazione del mondo multipolare

Iran: con l’azione a effetto domino controllato (speriamo), ovvero l’assassinio in Iraq del comandante di Al-Qods del corpo delle guardie della rivoluzione islamica, l’anno è iniziato alla grande. Contrariamente a quello che dicono tutti, non si tratta di un attacco contro l’Iran (Stato democratico diretto da un governo moderato) ma contro lo Stato nello Stato che costituisce il corpo delle guardie della rivoluzione[1], decretato organizzazione terrorista da Trump la scorsa primavera[2].

Il primo effetto desiderato è vedere cosa filtra da questa azione. Le cose sono due:

. o la popolazione e il governo eletto riescono a dissociarsi dalle guardie della rivoluzione e l’attacco americano permette agli iraniani di liberarsi del dominio di questi ultimi (scartando uno scenario bellico)[3];

. oppure il governo e la popolazione mostrano la loro solidarietà e l’Iran può essere trattato come un vero nemico (a quel punto uno scenario bellico è sicuro).

In un primo tempo, la prima reazione ha riunito gli iraniani dietro la figura eroica di Soleimani[4]. Dopo però che l’aereo ucraino[5] è stato abbattuto (i cui passeggeri erano soprattutto di origine iraniana[6]), un’altra parte della popolazione è scesa in strada – questa volta contro il regime dei Mullā[7].

L’altro effetto desiderato è vedere le milizie iraniane (dirette da Soleimani) lasciare l’Iraq. Niente di impossibile in questo: da quando c’è Moqtada al-Sadr[8], l’Iraq è chiaro sul fatto di non volere più né truppe americane né milizie iraniane sul proprio territorio. L’attacco americano contro Soleimani consente agli iracheni di chiedere il ritiro delle truppe americane la cui presenza minaccia la sicurezza del paese; domanda alla quale gli americani possono rispondere «Non ce ne andiamo finché le milizie sciite restano»; permettendo agli iracheni di chiedere il ritiro degli iraniani[9]. Vediamo anche qui come la situazione è incerta, ma se tutto funziona come previsto, l’Iraq potrebbe ben presto liberarsi di questa doppia occupazione. Un tale risultato favorirebbe splendidamente gli Stati Uniti di Trump che, diciamolo di nuovo, hanno bisogno di ridistribuire le proprie truppe in luoghi più strategici, agevolando così l’Iraq che recupererebbe la propria «libertà» e, soprattutto, Israele che vedrebbe aprirsi un primo varco nell’assedio. Ora, questo varco isolerebbe le milizie sciite siriana e libanese dalla loro base iraniana. In breve, sarebbe l’inizio della fine del famoso «corridoio sciita»[10].

Libia-Siria: ci sarebbero molte altre cose da dire su questa strategia, ma andiamo al punto. In particolare al fatto che la Turchia e la Russia sono coinvolte e hanno già negoziato i loro «piccoli» vantaggi: la Turchia, con il consenso della Russia, è incaricata di pacificare la Libia mettendo tutti (ONU, Stati Uniti, EAU, Turchia, Francia, Russia) d’accordo sulla soluzione al-Sarraj – il che è una buona notizia per la democrazia… e per l’ONU (e quindi per l’ordine internazionale) che era dalla parte di al-Sarraj;

. la Russia, con il consenso della Turchia (e con l’aiuto tattico di Israele?…[11]), si occupa di finalizzare la pacificazione della Siria eliminando tutte le truppe armate illegittime – incluse, naturalmente, le milizie sciite…

Se ci vediamo giusto, avremmo un bel caso di cooperazione del mondo multipolare dove Stati Uniti, Israele, Turchia, Russia ed Europa sembrano essersi messi d’accordo.

Naturalmente «la mappa non è il territorio», come dicono i militari. Se siamo pressoché sicuri che la strategia in atto segua questo percorso, rimangono delle incognite, come la capacità dell’Iran di far emergere al suo interno una soluzione futura, i rischi di vedere la popolazione sciita irachena riprendere le difese dell’Iran, ecc.

Sudamerica: nessun mondo multipolare

Il Sudamerica è un po’ l’anti-Medio Oriente, nel senso che è stato attualmente riaffermato lo statuto di caccia USA. Tutto ruota intorno al Venezuela, una sorta di Iran latino-americano: risorsa petrolifera e, allo stesso tempo, avversario regionale che tenta di raggiungere alleanze (con la Russia) ritenute inaccettabili per la potenza americana. Intorno al Venezuela ci sono infatti:

. il risultato delle conseguenze della guerra fredda svoltasi in passato;

. la riaffermazione del dominio strategico degli Stati Uniti nel sub-continente (cinesi ed europei possono commerciare con la regione ma il controllo strategico deve essere unicamente nelle mani degli Stati Uniti);

. la sicurezza energetica degli Stati Uniti di domani.

Il Sudamerica, di conseguenza, è sotto i colpi di un’operazione di tipo «caccia alle streghe» destinata a sbarazzarsi dell’ultimo caposaldo «comunista» della regione, ovvero il Venezuela (alla caduta di Maduro Cuba non sarebbe resistita a lungo) che minaccia di chiedere ai russi di installare una base militare a La Orchila[12]. A tal fine, vengono applicati i vecchi metodi (reti d’influenza, operazioni spia, colpi di Stato…) e i governi legittimi cadono (Ecuador, Bolivia…) solo perché sostengono Maduro e impediscono al gruppo di Lima[13] di collegarsi contro di lui.

Il ritiro americano del Medio Oriente è reso possibile solo perché il Venezuela è il prossimo fornitore di idrocarburi degli Stati Uniti. Abbiamo già visto come il petrolio e il gas di scisto permetterebbero agli Stati Uniti di reggere solo fino al 2024, forse anche meno[14].

Figura 1 – Situazione degli strumenti di trivellazione americani 2008-2018. Fonte: USEIA / Reuters

 

Nel frattempo, le riserve venezuelane dovranno essere «liberate dal comunismo». E nel 2020 gli Americani si innervosiranno se non possono garantire l’accesso privilegiato ad una risorsa a buon mercato mentre i prezzi schizzano per via delle tensioni che contribuiscono a generare…

Guerra del passato (anti-comunismo) o guerra del futuro (sicurezza energetica), gli eventi che non mancheranno di svilupparsi quest’anno intorno al Venezuela appartengono alle due categorie. Fino ad allora, il metodo usato per far cadere il regime di Maduro è «politico». Non molto tempo fa, Pompeo ha già esposto la possibilità di un intervento militare[15]. Che farebbe la Russia se sopraggiungessero gli Stati Uniti essendo a conoscenza degli interessi che ha in Venezuela[16] e l’espressa richiesta di sostegno militare inevitabilmente avanzata da Maduro? Sicuramente niente, ragion per cui gli Stati Uniti potrebbero aver interesse ad intervenire anche solo per chiarire questo punto. Ma un intervento militare è sempre un fallimento strategico, in questo caso della strategia del gruppo di Lima, e la miccia di conflitti futuri.

Cina: la strategia della «collana di perle»

Alla fine, bisognerà confidare nella capacità cinese di gestire pacificamente il proprio vicinato in un contesto internazionale reinventato. La tendenza è inevitabile, tutte le politiche condotte dalla Cina permettono di anticiparlo: OBOR, RCEP, SCO, ecc., la Cina tesse le proprie fila in modo efficace, legittimo, congiunto, pacifico e duraturo – a prescindere da quello che dicono gran parte dei nostri media. Ma nel 2020 ad essere in atto è il «centro asiatico» invocato da Obama, il quale serve tanto il negoziato commerciale di Trump (moneta di cambio) quanto gli obiettivi di origine, ovvero proteggere gli alleati e gli interessi degli Stati Uniti nella regione. Come abbiamo già detto, il contesto politico interno agli USA aggrava i rischi interni alla prosecuzione di tali obiettivi – tanto più che non hanno niente a che vedere con la regione in questione. È così che quest’anno in questo angolo di pianeta identifichiamo importanti rischi per la pace.

Il budget di difesa bipartito[17], stilato lo scorso dicembre da Trump, è un buon motivo per preoccuparsi: egli opera non soltanto un aumento delle spese (738 miliardi di dollari, 22 in più rispetto all’anno scorso!), ma soprattutto sviluppa un contenuto che mira decisamente alla Cina, decretando il paese incaricato di proteggere Taiwan, Hong Kong e i musulmani del Xinjiang e rafforzando la legislazione contro Huawei[18]. Con questo budget, gli Stati Uniti hanno cambiato guerra fredda.

Corea del Nord: mentre Trump ha visto il dossier nord-coreano come un problema del passato, l’establishment non gli ha lasciato portare a compimento la sua strategia. La Corea del Nord è una delle perle della collana con cui gli Stati Uniti hanno intenzione di circondare la Cina per imporne l’espansione. L’obiettivo dell’operazione è quello di mantenere le basi in Corea del Nord nonostante il desiderio dei sud-coreani di sbarazzarsene[19].

Hong Kong/Taiwan: queste altre due perle sono al centro della bagarre tra i due colossi. Se nel Hong Kong è apparsa su tutti i giornali, nel 2020 dovrebbe sostituirla Taiwan. Ora, Taiwan è la linea rossa dei due attori[20]. Così come Putin non ha potuto accettare la bandiera della NATO sul porto di Sebastopoli in Crimea, la Cina non correrà il rischio di vedere installata una base militare americana in conseguenza dell’indipendenza dell’isola. Purtroppo, Tsaï, la presidente uscente che è appena stata rieletta, sembra essere molto intransigente. Qualora tentasse di organizzare un referendum di indipendenza nel contesto attuale, probabilmente la Cina non avrebbe altra scelta che invadere l’isola per bloccare il processo e gli Stati Uniti si troverebbero costretti a venire in soccorso. Abbiamo visto come il contesto di campagna elettorale americana non sia adatto. L’effetto domino sarebbe drammatico e non sappiamo molto bene cosa potrebbe fermarlo. È lo scenario che ci preoccupa di più nel 2020.

Indonesia: nel Mare della Cina, ci sembra che troppi attori abbiano interesse per una risoluzione delle tensioni. Se in questi tempi stanno aumentando gli scontri tra i pescherecci indonesiani e cinesi, le cooperazioni RCEP e ASEAN-Cina forniscono contesti di negoziati a priori fecondi. Tuttavia, la questione dei campi di detenzione degli Uiguri e la politica musulmana della Cina sembra contribuire a irrigidire i paesi musulmani del Mar Cinese Meridionale che sono la Malesia e l’Indonesia che stanno facendo causa comune con il Vietnam per sporgere denuncia contro la Cina presso l’ONU, uscendo così dal negoziato Cina-ASEAN[21]. Non pensiamo però che chiunque andrà veramente allo scontro; d’altronde, è più ragionevole rivolgersi all’ONU che agli Stati Uniti. Le Filippine, inoltre, hanno recentemente raggiunto il primo vero accordo del Mar Cinese Meridionale con la Cina sul modo di cooperare[22], che dovrebbe mostrare la via da seguire.

Xinjiang-Birmania: la strategia di containment è attiva anche sulla terraferma. Lo Xinjiang è una regione frontaliera dove la strategia americana di difesa dei musulmani ha tutte le possibilità di favorire i movimenti indipendentisti, indebolendo in modo accettabile per la Cina il versante occidentale della Cina. In Birmania, Stati Uniti e Cina si stanno scontrando nella regione frontaliera dello Kachin dove ancora una volta gli Stati Uniti stanno giocando la carta dei diritti dell’uomo per vanificare il lavoro di aiuto allo sviluppo condotto dalla Cina con il governo[23], creando situazioni di cattivo auspicio.

India: guerre inaugurali del XXI secolo?

Nessuno parla dell’India, è questo il problema. A parte il Guardian, l’Occidente, così tanto moralista, chiude gli occhi sulla politica interna più inaccettabile di questo inizio di secolo, una politica ispirata (o perfino ispiratrice) dei principi di purificazione etnica del nazismo – che mira questa volta ai musulmani[24], minaccioso con i propri vicini (Pakistan e Cina) e che ha installato al centro dell’apparato statale un sistema simili a quello delle guardie della rivoluzione iraniana, ovvero fondato religiosamente (Indù), con una missione politica (proteggere la diaspora mondiale indù e stabilire il potere di un’India etnicamente pura) e dotato economicamente (i fiori all’occhiello dell’economia indiana sono nelle mani dei «devoti indù» in nome del ruolo che deve svolgere l’economia nell’unificazione ideologica del paese[25]).

La legge sulla cittadinanza sta provocando violente reazioni da parte non solo dei musulmani stigmatizzati ma anche di numerosi sostenitori di un modello laico di società, aggravando inoltre le velleità separatiste dei paesi del sud dell’India (Andhra Pradesh, Karnataka, Kerala e Tamil Nadu e i territori di Lakshadweep et Pondichéry[26]) che vi trovano un terreno favorevole. Uno di questi, il Kerala, ha d’altronde assunto il comando di un movimento di disobbedienza civile il cui risultato attuale è che 14 Stati hanno deciso di non applicare la legge controversa[27].

Logicamente, Modi dovrebbe ritirarsi ma se questa legge è ritenuta fondamentale per la missione del secondo governo, possono verificarsi altri scenari che vanno dalla guerra civile (il campo pro-RSS/BJP è notoriamente violento) alla guerra alle frontiere pachistane o cinesi[28] (metodo classico per serrare le fila di un paese).

Per quanto riguarda un confronto indo-cinese, l’atteggiamento americano nei confronti della Cina in anno elettorale potrebbe far sperare a Modi/Shah un sostegno USA a una iniziativa e contribuire a fargli superare la folle tappa portando tutti alla catastrofe. Per quanto riguarda invece un confronto indo-pachistano, sarebbe la goccia d’acqua che potrebbe portare a un totale sbandamento della minuziosa gestione della situazione medio-orientale.

A queste tensioni politiche, sul paese grava un’enorme pressione economica (forte rallentamento anticipato per il 2020[29]) ed ecologica (crisi dell’acqua[30])… Come dire che se Modi fa un passo indietro sulla legge, l’India resta la bomba socio-politica-geopolitica descritta ad aprile 2018 finché questo governo resta al potere. Il problema è che l’opposizione è ritenuta corrotta e inefficace…

È proprio in questa parte del mondo che quest’anno si svolgono le maggiori sfide per la pace mondiale.

Africa: campo di battaglia del mondo multipolare

La torta che si spartiranno i vincitori del Medio Oriente potrebbe essere proprio l’Africa… E le trasformazioni che quest’anno colpiranno il Medio Oriente potrebbe gettare ombre strane e inattese per il continente africano[31]. In Africa del Nord e musulmana, l’Arabia Saudita[32], l’Iran[33], Israele[34], gli EAU[35] e la Turchia[36] stanno muovendo le loro pedine. In queste pagine abbiamo visto come la regione del distretto Bab-el-Mandeb (Yemen, Corno d’Africa) è particolarmente fragile in assenza di un’organizzazione regionale di tutela legittima (è l’Arabia Saudita che colmerà questo vuoto con il recente lancio della Nuova Alleanza del Mar Rosso… da cui, come è facile immaginare, sono esclusi alcuni attori chiave[37]). Come Hong Kong, l’ASEAN o l’Europa, nel 2020 l’Africa si ritroverà al centro delle rivalità in particolare cino-americane. In questo continente ha deciso di rimettere piede la Russia (attraverso la Libia)[38]. L’Europa, dal canto suo, cerca di riaffermare il proprio potere sul continente (in particolare la Francia). Se la sua Unione è sufficientemente potente, tutti questi «amici» possono portare prosperità all’Africa. Altrimenti porteranno guerra e sfruttamento. Spetta quindi a questi migliori amici trattare il più possibile con l’Unione africana per rinforzarla. Sappiamo che la Cina lo sta già facendo; speriamo che la sorella, l’Unione Europa, farà lo stesso. Sarebbe il minimo. È inoltre il momento che i paesi più potenti del continente svolgano il loro ruolo di attori regionali. La richiesta fatta dall’Etiopia all’Africa meridionale di fare da intermediario nella crisi egiziana-etiope va nella giusta direzione. L’Africa dotata di un’unione forte condotta da paesi motori potrà trarre il meglio dal mondo multipolare che ambisce ad essa, ma sul continente gravano ormai nuovi pericoli.

Europa: test ai confini

L’Europa è il trofeo delle rivalità russo-cino-americane: nessuno vuole rovinare il bel mercato che rappresenta, ma ad essa ambiscono tutti e questi movimenti di massa intorno ad essa le hanno lasciato dei lividi.

Quest’anno la stampa si intensificherà. I punti di tensione che anticipiamo nel 2020 si trovano:

. in Bielorussia, dove Loukachenko, presidente al potere da 25 anni, sta facendo un gioco strano scommettendo sulla Cina per contrattaccare la determinazione russa senza fare affidamento agli occidentali in un anno di rielezioni. Questa strategia fornisce quindi un buon argomento di dialogo e di riavvicinamento euro-russo.

. in Grecia, dove abbiamo visto che il nuovo primo ministro, Mitsotakis, ha giocato una carta al 100% americana per muovere le proprie pedine nei Balcani e soprattutto nel Mediterraneo Orientale, in un movimento che riteniamo simile alla Grexit. Trump non sembra essere quindi molto interessato ai piagnistei di Mitsotakis a proposito della Turchia[39].

. nei Balcani, dove la polveriera è sempre in vigore, con la differenza che il riavvicinamento euro-russo, combinato a quello russo-turco, consente di prendere in considerazione soluzioni concordate.

. in Portogallo, che abbiamo identificato come potenziale bersaglio di macchinazioni destinate a indebolire l’attuale governo in collaborazione con Macau (l’anti-Hong Kong) e il Brasile (Bolsonaro). Nessuna guerra naturalmente, ma comunque un punto di destabilizzazione per l’Europa.

. in Danimarca, in relazione naturalmente con la Groenlandia e con i molteplici interessi che il disgelo polare sta suscitando intorno a questa isola-continente selvaggia[40].

Artico: guerre o governance del futuro?

Probabilmente non è nel 2020 che le guerre dell’Artico vedranno il giorno ma l’Artico, come l’Europa, è già una questione che sta orientando già oggi numerose strategie che oppongono Stati Uniti, Canada, Europa, paesi nordici, e, in particolare, Russia e Cina.

Figura 2 – Mappa della regione artica

 

L’anticipazione delle guerre alle quali può dare luogo permette d’immaginare che fornirà inoltre un bel terreno di sperimentazione dei modelli futuri di governance plurinazionale. L’estensione dei settori di competenza del Consiglio dell’Artico[41] sarebbe un buon progresso in tal senso per il 2020. Ma in un mondo meraviglioso, l’Artico potrebbe dar luogo alla creazione del primo continente dell’umanità nel suo insieme dove l’intero pianeta verrebbe decretato come proprietario di tutto.

_______________________

[1]   Fonte: RadioFreeEurope, 07/01/2020

[2]   Fonte: The Guardian, 08/04/2019

[3]   Non sorprende che i media israeliani osservando con grande attenzione questo tipo di evoluzione. Fonte: Times of Israel, 13/01/2020

[4]   Fonte: BBC, 07/01/2020

[5]   Perché ucraino? Perché chi ha deciso di far abbattere l’aereo tra gli iraniani dà ascolto alle voci sul fatto che l’Ucraina è disposta a fare da zona di ripiegamento agli Aschenaziti di Israele in caso di conflagrazione regionale – voci che abbiamo chiarito in queste pagine perché sono ben impresse nella mente di attori importanti… come alcuni iraniani, evidentemente. Il messaggio è quindi chiaro per gli israeliani che conoscono anche loro questo scenario: «Preparatevi a fare le valigie!».

[6]   Lo schianto ha fatto 176 vittime. Oltre agli 82 passeggeri iraniani, gran parte delle 63 vittime canadesi apparteneva alla comunità iraniana del Canada. Fonte: KyivPost, 08/01/2020

[7]   Fonte: AlJazeera, 14/01/2020

[8]   Fonte: Carnegie-MEC, 14/06/2018

[9]   Anche questa è fatta! Fonte: Newsweek, 09/01/2020

[10]   Fonte: Borysfen Intel, 17/07/2018

[11]   Dove sono i rischi di sbandamento su questo fronte? Fonte: AlJazeera, 15/01/2020

[12]   Fonte: Wikipedia

[13]   Il Gruppo di Lima è stato creato nel 2017 al solo scopo di trovare una soluzione pacifica al problema venezuelano. Fonte: Wikipedia

[14]   Non è il pensiero dominante, ce ne rendiamo conto, e i lettori sono liberi di farsi una propria opinione al riguardo. Continuiamo però a pensare che la storia dello scisto americano è una grande truffa che favorisce soprattutto la vitalità di un petrolio a buon mercato per un’economia americana in avaria. Secondo numerosi articoli, gli Stati Uniti lanceranno la seconda ondata di petrolio di scisto nel 2024. Nel frattempo, i pozzi sono quasi fermi, come indica la figura qui sotto… Auto-regolazione o pozzi a secco? Fonte: Reuters, 02/01/2020

[15]   Fonte: Vox, 01/05/2019

[16]   Fonte: Forbes, 06/05/2019

[17]   E importante notare che Congresso, Senato e Casa Bianca hanno tutti facilmente approvato un tale budget e un tale contenuto. Fonte: The Intercept, 10/12/2019

[18]   Fonte: SCMP, 21/12/2019

[19]   Fonte: The Atlantic, 17/05/2018

[20]   Fonte: The Diplomat, 01/05/2016

[21]   Fonte: Forbes, 10/01/2020

[22]   Fonte: OilPrice, 17/12/2019

[23]   Fonte: SCMP, 12/01/2020

[24]   Abbiamo più volte parlato del Cachemire, della legge sulla cittadinanza, delle violenze contro i musulmani, del RSS, del ministro degli interni Modi… … Tutto questo è in atto per unificare l’India in terrà indù.

[25]   Il legame tra affari e religione non è nuovo (fonte: EconomicTimesofIndia, 09/05/2015) ma viene ormai istituito (fonte: FreeMalaysiaToday, 20/12/2019) permettendo all’induismo di Stato di assumere a lungo il potere.

[26]   Che non sono nuove. Fonte: International Business Times, 10/03/2013

[27]   Fonte: Anadolu Agency, 15/01/2020

[28]   Le relazioni cino-indiane intorno al castello d’acqua hymalaiano (Tibet-Nepal) sono più che tese, guidate da un’opinione pubblica indiana violentemente (e probabilmente più uniformemente) anticinese.

[29]   Fonte: IndiaToday, 10/01/2020

[30]   Fonte: The New Indian Express, 12/01/2020

[31]   Fonte: AfricaNews, 06/01/2020

[32]   Fonte: Middle East Monitor, 07/01/2020

[33]   Fonte: VOA, 04/01/2020

[34]   Fonte: JerusalemPost, 25/10/2019

[35]   Fonte: GulfNews, 17/11/2019

[36]   Fonte: Brookings, 19/05/2019

[37]   Fonte: RFI, 10/01/2020

[38]   Fonte: Tandfonline, 20/12/2020

[39]   Fonte: Ekathimerini, 09/01/2020

[40]   Abbiamo descritto i rischi nelle «tendenze chiave del 2020» del presente numero.

[41]   Fonte: Wikipedia

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