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GEAB 132

Il numero mensile del Laboratorio europeo di Anticipazione Politica (LEAP) - 15 Feb 2019

Investimenti, tendenze e raccomandazioni (feb 2019)

Investimenti, tendenze e raccomandazioni. Ricordiamo che le nostre raccomandazioni non hanno scopo speculativo; esse non intendono stabilire guadagni maggiori bensì perdite minori (se non tutto), poiché nel contesto di una crisi sistemica a livello mondiale come quella che attraversiamo adesso, è l’unico obiettivo razionale.

– Or-Cripto-oro: pazienza!
– Criptomonete: un anno perso
– Operatori Telecom: attenzione al 5G!
– Petrolio: intoppi in vista
– Internazionalizzazione dell’euro: non fidatevi troppo

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Oro-Criptor: pazienza!

Con due articoli sull’oro in due numeri, i nostri lettori crederanno che raccomandiamo l’acquisto di oro o di cripto-oro. Non è affatto così…

. Per quanto riguarda l’oro, non facciamo altro che ripetere, come facciamo da ormai tredici anni, di conservare bene i beni già acquistati. Se non ne avete, l’attuale prezzo basso deve incoraggiarvi a disporre di una riserva personale, come fanno le banche centrali;

. Per quanto concerne invece il cripto-oro, via consigliamo la massima diffidenza, tenendo comunque l’evoluzione dei primi esperimenti.

Figura 1 – Prezzo dell’oro da 12 mesi. Fonte: GoldPrice.

Criptomonete: un anno perso

La diffidenza chiesta in materia di cripto-oro, finché gli Stati non se ne saranno occupati seriamente, vale anche per tutte le criptomonete in generale. L’ultimo incidente in questo campo, perfetto per tenere alla larga potenziali utilizzatori di criptomonete, è naturalmente l’incredibile caso pieno di colpi di scena della morte del proprietario della QuadrigaCX che si è portato nella tomba i codici che permettono di accedere ai 260 milioni di 115.000 utilizzatori[1]! Come abbiamo spiegato fin dall’inizio, al centro delle criptomonete c’è la questione della regolamentazione. È quindi anche in questa fase sperimentale che ci sono affari da fare se si è giocatori… e prudenti!

Operatori Telecom: attenzione al 5G!

Il 5G si avvicina[2]! E con esso una nuova fase di sviluppo della datasfera che ci porta dritto verso l’Internet degli oggetti (dove, dopo aver comunicato tra di noi e poi con i nostri oggetti, gli oggetti comunicheranno tra loro) con applicazioni come i tanto attesi veicoli autonomi, tutto quello che riguarda la domotica, ecc. Questa tappa evolutiva aprirà inoltre grandissime prospettive a tutto quello che è realtà virtuale. Perché non saranno solo gli occhi a diventare a grandezza naturale, ma anche i concerti, gli spettacoli, le mostre, le città storiche, la natura, la storia, lo spazio…: tutto questo entrerà nei nostri saloni dietro maschere, caschi o occhiali connessi tramite i telefoni cellulari. Tanti campi da gioco per le start-up di domani e i futuri miliardari. Ma questa nuova fase di disintermediazione non porterà solo buone notizie. Alcuni settori finiranno per soffrire, se non scomparire. Si pensi ai «classici» operatori Telecom specializzati in hardware che tenderà a scomparire per il fatto che sarà in parte la rete di telefonia mobile a fornire al futuro l’hardware principale (installazioni hardware, relè, computer di stoccaggio di dati, antenne…). Con l’enorme potenza di trasferimento di dati, i nostri cellulari diventeranno ricettori e trasmettitori di dati e di connessione al cervellone formato da tutti i dati a livello mondiale. Invitiamo i nostri lettori, ciascuno con il proprio settore di attività, a lavorare sui possibili impatti (rischi e opportunità) di questo nuovo progresso tecnologico.

Petrolio: intoppi in vista

Un punto sul nostro argomento preferito, il petrolio. I fatti attuali lo permettono, in effetti. Dall’alto verso il basso, da un lato, il congresso USA sta lavorando per bombardare l’OPEC+ e la «cosiddetta» logica antimonopolio[3]; dall’altro, sempre l’America, che sta «liberando», come anticipiamo da tempo, le enormi riserve di petrolio venezuelano dagli artigli affilati del comunismo boliviano – ricordiamo che Chavez e Maduro tendevano a distribuire il petrolio gratis[4], una cosa seria! Con «liberare» non si intende soltanto «dittature antiamericane» ma anche «la concorrenza cinese che fa salire i prezzi». Lo scopo è quindi quello di proteggere un circuito di approvvigionamento energetico occidentale dove «tra amici» ci si potrà accordare nel regolare i prezzi con la domanda e non con l’offerta come vuole la logica OPEC. È probabile che il petrolio-gas (molto caro quanto lo scisto) nord-americano tenda, al contrario, ad essere venduto a caro prezzo ai cinesi, meno schizzinosi e molto più ricchi, o ai bravi europei se i cinesi sono recalcitranti. Questa strategia sta per giungere alla conclusione e i prezzi, come ripetiamo da tempo, non sono pronti a risalire in modo duraturo, al contrario di quanto credono i media che passano il tempo a pensare che i prezzi del petrolio «soffrono» della guerra economica USA-Cina, aspettando con ansia che questa guerra commerciale cessi per vederli risalire. Possiamo quindi anticipare un intoppo al rialzo per la primavera a seguito delle notizie meno brutte che emergeranno probabilmente agli inizi di marzo dal negoziato USA-Cina, e poi una tregua della crisi della Brexit a seguito della fine dell’incertezza prevista per il 29 marzo (indipendentemente dal risultato del negoziato). Tutto questo fornirà però solo una risalita debole e temporanea dei prezzi sopra i 60 dollari al barile.

Internazionalizzazione dell’euro: non fidatevi troppo

Leggendo attentamente il GEAB, si conosce l’attenzione data al progetto dei Diritti Speciali di Prelievo proposto lo scorso settembre da Federica Mogherini nell’ambito del mantenimento dell’Europa nell’accordo nucleare siglato con l’Iran nel 2015[5]. Ciò che ci è interessato particolarmente in questo meccanismo è stato la potenziale attivazione del processo di internazionalizzazione dell’euro. Quest’ultima è infatti essenziale alla sua sopravvivenza. Seguendo il saggio belga «l’unione fa la forza» non c’è infatti nessun motivo per unire monetariamente il continente se non per renderlo più forte a livello mondiale. Ma dopo tutti questi anni ad osservare l’Unione perdere tutte le varie occasioni e a cadere continuamente in trappola, siamo piuttosto diffidenti sull’effettiva realizzazione di questa bella idea.

E altra cosa buona: non solo il progetto ha conosciuto numerosi ritardi e rinvii (al punto che il mese scorso pensavamo che fosse morto e sepolto non avendone sentito più parlare), ma quello che alla fine è uscito fuori è una versione molto edulcorata dell’idea originale. Chiamato ormai INSTEX, attualmente questo meccanismo funziona solo su base franco-germanico-britannica[6]. Consente di scambiare solo beni non autorizzati (prodotti alimentari e medicinali) e di certo non il petrolio, non è aperto ai non europei come Cina o Russia, e soprattutto si tratta di una piattaforma di scambio e non di cambio in euro[7]! Non stupisce che gli americani lascino correre[8]: gli europei hanno ceduto su tutti i punti veramente distruttivi. E non stupisce nemmeno che gli iraniani recriminino pensando di rilanciare malgrado il loro programma nucleare[9].

Al massimo possiamo sperare che il meccanismo si evolva…

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[1]    Fonte: The Coast, 14/02/2019

[2]    Fonte: TomsGuide, 11/01/2019

[3]     Fonte: CNCB, 08/02/2018

[4]     Fonte: FoxNews, 19/03/2019

[5]      Fonte: FinancialTribune, 28/09/2019

[6]      Fonte: Dichiarazione congiunta sulla creazione di INSTEX, 31/01/2019

[7]      Fonte: France24, 01/02/2019

[8]     Fonte: Bloomberg, 30/01/2019

[9]     Fonte: Iran News, 04/02/2019

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Sommario

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