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GEAB 125

Il numero mensile del Laboratorio europeo di Anticipazione Politica (LEAP) - 15 Mag 2018

NEOM, tra Nuova Gerusalemme e Biblioteca d’Alessandria

Il progetto di megacittà medio-orientale NEOM[1] di cui abbiamo già parlato è una vera ragione per sperare. Come abbiamo detto l’ultima volta, i sauditi non presenterebbero questo progetto adesso se avessero in mente un conflitto aperto contro l’Iran. Il progetto è innanzitutto il simbolo concreto del desiderio di futuro, di modernità, di normalità del Medio Oriente. Permette di affermare che il mondo arabo è in grado di produrre tutt’altro che intolleranza, fanatismo e violenza. È un messaggio essenziale per creare le condizioni di un ritorno della pace nella regione, ma anche per sradicare la stigmatizzazione, se non la persecuzione, delle popolazioni musulmane da parte del mondo permessa dalla loro (molto disuguale) radicalizzazione, in particolare in India, Birmania, Europa, Russia, Cina, Africa… La culla del mondo musulmano ha il dovere di pensare ad un Islam moderno, contribuendo positivamente alle dinamiche mondiali. NEOM è lo strumento ideale per questo.

Ricordiamo che si tratta di un progetto di megacittà che va lanciato nel 2025 (tra soli sei anni) con una media di investimenti pari a 500 miliardi di dollari; una città in tre paesi (Arabia Saudita, Giordania, Egitto… e anticipiamo che Israele non tarderà a unirsi al gruppo) trentatré volte più grande della città di New York, che integrerà fin da subito le tecnologie più avanzate in materia di gestione urbana, energetica, ambientale, sanità e connettività… (si parla di «una start up quanto un paese»[2]); una vera città che propone un modello di coabitazione tra tutte le culture del mondo sulla base del ruolo storico di culla delle civilizzazione della regione. 

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Sommario

A seguito della rimozione degli ultimi blocchi posti sull’ordine mondiale precedente e in linea con le nostre anticipazioni, tutte le dinamiche di trasformazione finora impiegate scorrono ormai lungo percorsi tracciati [...]

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