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GEAB 148

Il numero mensile del Laboratorio europeo di Anticipazione Politica (LEAP) - 15 Ott 2020

2021 – Galileo e Regno Unito: Il Breturn

Il Regno Unito non è più nell’Unione Europea dal gennaio 2020. Di conseguenza, è stato tagliato fuori dall’accesso al sistema europeo di GPS, Galileo, al quale ha pur sempre ampiamente contribuito tanto scientificamente quanto economicamente. Dal 31 dicembre in particolare l’esercito britannico non ha più accesso al PRS (Servizio pubblico regolamentato) riservato ai membri dell’Unione.

Arrogante qual era, il governo era consapevole di questa misura vessatoria (e relativamente logica) sostenendo di potersi adoperare nella costruzione di un proprio sistema[1]. Ma la questione non è così semplice e dal canto nostro anticipiamo che nessuna delle opzioni presentate dal Regno Unito è veramente realista (in termini di costo o di garanzia di sovranità e che, Galileo o no, non tarderemo a passare dalla Brexit al Breturn… con un nuovo modo di ritorno alla realtà.reserve-abonnes]

Figure 1 : Mettere in orbita i principali sistemi GNSS

Costruire un proprio sistema GPS

Ad oggi si contano quattro sistemi di posizionamento satellitare globale[2] operativo: negli Stati Uniti (GPS), in Russia (Glonass), in Cina (Beidou) e in Europa con Galileo[3]. Il Regno Unito ha investito 1,2 miliardi di sterline (1,3 miliardi di euro)[4] nello sviluppo della costellazione satellitare, ovvero circa il 12% del budget totale. Peraltro, nel dicembre 2018, il governo ha deciso di ritirarsi dai negoziati sul coinvolgimento in Galileo, portando l’Unione Europea a negare al Regno Unito di usufruire del servizio pubblico regolamentato (PRS) del sistema, ovvero le connessioni sicure con segnali codificati ad usi militari e governativi (in particolare i servizi segreti)[5].

Il PRS è accessibile in servizio limitato a tutti gli Stati membri dell’Unione Europea, ma è principalmente riservato alla Cooperazione Strutturata Permanente nell’ambito della politica di sicurezza e di sicurezza comune (PSDC), l’embrione di un’Unione Europea della difesa a 25 Stati membri… e senza il Regno Unito[6].

I britannici hanno preso parte allo sviluppo della PSDC e si mostrano favorevoli a restarci, a condizione di raggiungere un accordo per il 1° gennaio 2021. Altrimenti dovranno accontentarsi di dipendere dal servizio militare del GPS americano come alleato o presentare domanda di cooperazione a Bruxelles come hanno fatto alcuni paesi non membri dell’Unione, cosa che al momento non viene presa in considerazione.

Il governo britannico ha quindi dapprima scelto di costruire un proprio sistema GNSS, ma il progetto non è stato ben accetto da parte degli altri paesi, non tanto sulla capacità quanto sul prezzo che rimane smisurato. In effetti, una costellazione GPS deve contare circa una trentina di satelliti la maggior parte dei quali si colloca a 20.000 chilometri di altitudine, ma anche in orbita geostazionaria a 36.500 chilometri di altitudine. Questi satelliti, di diverse centinaia di chili, devono inoltre contare uno se non più orologi atomici molto precisi. Lo sviluppo, la messa in orbita, l’operazione e la manutenzione di una costellazione per un servizio GPS ultramoderno ammontano oggi a oltre 10 miliardi di dollari[7]

La scommessa indo-britannica OneWeb

Mostrando occasionalmente qualche difetto, il classico sistema GNSS sta ormai affrontando uno tsunami: le megacostellazioni Internet. Dietro questi progetti esorbitanti si trovano i GAFAM, la Finanza nonché nuovi arrivati come SpaceX con la costellazione Starlink. Ora, queste megacostellazioni, concepite per le telecomunicazioni, potrebbero essere inoltre utilizzate come sistema di geolocalizzazione con un segnale forte ma con frequenze diverse[8]. Questa opzione interessa in grandissima misura i britannici. È in tale contesto che studiando delle alternative a un sistema GNSS nazionale[9] il Regno Unito si è interessato ad una costellazione in particolare: OneWeb[10].

La costellazione OneWeb deve inizialmente contare 600 satelliti Internet di cui 74 sono già stati lanciati. Il completamento è previsto per il 2021[11]. In piena crisi Covid-19, tuttavia, la società OneWeb, non potendo più far fronte ai debiti, ha fatto ricorso alla protezione del capitolo 11 della legge americana sui fallimenti. E alla fine è stato lo Stato britannico ad averla acquistata insieme al gruppo Bharti Enterprises (nel consorzio «Bharti Global») stanziando 500 miliardi di dollari ciascuno per finanziarne la diffusione. L’operatore di rete mobile indiano Bharti Airtel (del gruppo Bharti), il terzo più grande operatore di telefonia mobile al mondo, assicurerà la leadership commerciale e operativa[12].

Il Regno Unito sta giocando la rischiosa carta OneWeb con l’idea di utilizzarlo come servizio GPS. OneWeb ha già affermato di essere disposta a lavorare a soluzioni con il governo e con l’agenzia spaziale britannica realizzando una piccola modifica del satellite in grado di contenere una portata utile secondaria. Settantotto satelliti già lanciati sarebbero da modificare[13]… mentre non è del tutto certo che il budget di OneWeb possa integrare questo sovrapprezzo. Di fatto non si sa ancora a quali condizioni la costellazione sarà operativa come sistema di geolocalizzazione né quanti satelliti conterà alla fine.

Tecnicamente, la costellazione OneWeb farà fatica ad eguagliare Starlink di SpaceX e il progetto Kuiper di Amazon. Anche se si ritiene che OneWeb faccia parte dei progetti stabili[14], sarà sempre in ritardo rispetto a Starlink[15] e non avrà la stabilità finanziaria di Kuiper (sostenuto da J. Bezos).

Il Regno Unito non è in una posizione di forza su OneWeb perché dietro la Bharti Enterprises si trova l’India, con la quale bisognerà trattare per installare un servizio GPS nella costellazione, considerato che l’India dispone già di un proprio sistema GPS chiamato IRNSS, attivo solo nel proprio territorio. Anche se utilizzare OneWeb come servizio di posizionamento per gli emigrati indiani (numerosi in Gran Bretagna) è interessante, sovranità non è parola vana per gli indiani e non è sicuramente con l’ex colonizzatore, malgrado tutte le intenzioni di quest’ultimo di riportare in vita un Commonwealth 3.0, che l’India accetterà di condividere uno strumento tanto strategico.

La pista del Five Eyes

A queste condizioni, la strada del Commonwealth è troppo ambiziosa e sembra irreale vedere una soluzione per il GNSS britannico. È stata però evocata un’altra pista, quella del Five Eyes, l’alleanza strategica dei paesi anglofoni (Stati Uniti, Canada, Australia, Nuova Zelanda e Regno Unito)[16]. È stato nell’agosto 2019 che Boris Johnson ha ufficialmente invitato i membri dell’alleanza a unirsi a loro per realizzare un sistema GNSS in comune. Da allora è stato impossibile trovare la minima informazione su qualche passo avanti… Top secret o morto sul nascere? Optiamo per la seconda soluzione.

Da un lato è difficile immaginare come il principio di sovranità che ha giustificato l’uscita britannica dall’Unione verrebbe rispettato nell’ambito di un’alleanza molto poco vantaggiosa per il piccolo Regno Unito. Dall’altro, tutti questi paesi hanno dei propri sistemi di geolocalizzazione. E se gli Stati Uniti devono modernizzare il proprio GPS è di fatto quello che stanno già facendo con la terza generazione di satelliti in via di sviluppo (con i lanciatori SpaceX).[17]

E quindi ritorno in Europa?

Da solo il GPS britannico è troppo caro, troppo rischioso come alleanza nonché una scommessa folle rispetto ai GAFAM. Che ne è quindi delle possibilità del Regno Unito di tornare verso soluzioni europee?

Il caso Galileo è strettamente legato al braccio di ferro tra Regno Unito e Unione e che si riassume con “Io ti sfido”, ovvero “Posso cavarmela da solo, d’altronde ho altri amici come voi” dal lato britannico, contro “Ti faccio vedere io” dal lato europeo.

Disconnettere il Regno Unito da Galileo è il classico “Ti faccio vedere io”, ma di fatto gli europei non hanno alcun interesse a vedere gli inglesi restare a lungo senza Galileo[18]. Il “Ti faccio vedere io” europeo dà luogo al “Ti faccio vedere io” britannico, minacciando di rivolgersi agli americani, agli indiani, e perché no ai cinesi se gli europei li lasciano. Ma sicuramente anche loro bluffano. Se infatti siamo interessati alla possibilità di riattivare il Commonwelath da parte del Regno Unito nell’ambito della Brexit (che riteniamo possa essere una possibilità anche per l’Europa), non crediamo però neanche per un secondo all’idea che il Regno Unito sarebbe uscito dalla sua presunta fedeltà all’Europa per vendersi agli americani o a chiunque altro.

Ora, l’ultima fase di negoziazione dei termini della separazione e tutto questo bluff non tarderà ad arrivare, indipendentemente dall’esito finale. Le piste evocate in materia di soluzioni alternative a Galileo sono esaurite. Anticipiamo quindi un prossimo ritorno del Regno Unito a Galileo. Quest’ultimo sta diventando sempre più attraente con la nuova generazione di satelliti, la quale assicurerà agli europei un sistema di geolocalizzazione ad alta tecnologia nel 2024[19]. D’altra parte, tutte le soluzioni di un sistema GNSS proprie dei britannici corrispondono a strategie a lungo termine e ad ingenti investimenti  nei quali l’establishment britannico non ci andrà alla leggera[20] mentre un cambiamento di governo potrebbe rimettere tutto in discussione.

Infine, il Regno Unito non tornerà necessariamente a sviluppare il progetto allo stesso livello di prima, può essere messa in piedi una cooperazione con l’Unione come hanno fatto Norvegia e Svizzera[21]. Alla fine, prima o poi, il Regno Unito utilizzerà Galileo in assenza di alternative, e le sue costellazioni OneWeb potranno sempre alimentare l’Internet europeo[22]

Figura 2 – Questa animazione creata nel 2009 mostra la costellazione dei satelliti Galileo, i loro spostamenti intorno alla Terra e quanti satelliti sono visibili da un punto della superficie del globo. Si può immaginare come sia a più di dieci anni di distanza! – Fonte: Wikipedia.

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______________________

[1]  Fonte: The Guardian, 25/05/2018

[2]  GNSS: Geolocalizzazione e navigazione con un sistema satellitare

[3]  Ad oggi il sistema Galileo conta oltre un miliardo di utenti. Fonte: Commissione Europea.

[4]  C’è d’altronde la possibilità di non rivedere mai più questa cifra. Fonte: The Guardian, 30/11/2018.

[5]  Fonte: SpaceNews, 04/12/2018.

[6]  Un mancato accordo per il 1° gennaio si sta profilando sempre di più, il che escluderebbe il Regno Unito dalla PSDC. A novembre verrà inaugurata una nuova politica di difesa comune con l’India, segno del riavvicinamento tra i due paesi. Fonte: Hindustan Times, 09/10/2020

[7]  Galileo è già costato quasi 13 miliardi di euro, 8 miliardi di euro sono previsti per il 2021-2027. Fonte: l’Express, 22/07/2020

[8]  Soluzione al momento ancora in fase di studio. Fonte: MIT Technology Review, 28/09/2020

[9]  Lo studio sul GNSS britannico è condotto dall’UK Space Agency e finanziato dallo Stato il quale nelle ultime settimane ha deciso di includere soluzioni alternative non meglio precisate, ma nell’equazione si può immaginare la presenza di OneWeb. Fonte: SpaceNews, 25/09/2020.

[10]  OneWeb sviluppato dalla società americana OneWeb diretta dall’americano Greg Wyler. Fonte: Wikipedia

[11]  Anche se più per il 2022 perché le condizioni di lancio sotto il Covid non permettono il completamento della costellazione entro i tempi previsti. La commercializzazione del servizio dovrebbe cominciare nel 2021.

[12]  L’acquisto è stato approvato il 2 ottobre dal tribunale federale fallimentare. Fonte: SpaceNews, 02/10/2020.

[13]  Fonte: ViaSatellite, 06/07/2020.

[14]  OneWeb è considerata ‘’entità sovrana per la sua capacità di accumulare capitale’’ secondo Chris Quilty.

[15]  Starlink conta già 700 satelliti in orbita, SpaceX metterà online una versione beta per gli Stati Uniti e il Canada entro la fine del 2020. Fonte: Clubic, 11/09/2020.

[16]  Fonte: GPSDaily, 20/08/2019

[17]  Fonte: The Verge, 02/10/2020.

[18]  Su questo punto sono chiari diversi articoli di opinione. Ad esempio: LaLibre, 01/07/2020.

[19]  Il commissario europeo Thierry Breton vuole accelerarne lo sviluppo. Fonti: Next Impact, 29/06/2020; ESA, 14/08/2020.

[20]  Il Regno Unito fa dietrofront su OneWeb per i navigatori satellitari – Fonte: Advanced Television, 28/09/2020.

[21]  Tanto più che il Regno Unito resta membro dell’ESA, incaricata delle operazioni di Galileo.

[22]  Tanto più che OneWeb ha siglato un nuovo contratto con Arianespace, la società spaziale europeo, per effettuare i prossimi lanci entro il 2022 per la sua costellazione. Fonte: OneWeb 21/09/2020.

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