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GEAB 148

Il numero mensile del Laboratorio europeo di Anticipazione Politica (LEAP) - 15 Ott 2020

Crisi sistemica globale: imminente ritorno alla realtà

Da dodici anni l’Occidente fa fatica a capire il messaggio della crisi del 2008: «Non siete più soli nel pianeta! Dollaro, organizzazioni internazionali dominate dall’Occidente, mercati finanziari occidentali, flussi commerciali rivolti verso l’Europa e gli Stati Uniti… il bel sistema di scambi globali realizzato nella prima metà del XX secolo va sostituito al più presto per non esplodere sotto la pressione dei flussi giganteschi da far circolare!».

Non un compito facile… soprattutto quando si vuole restare il numero uno mentre si rappresenta appena un decimo della popolazione mondiale (UE+USA = presto 800 milioni di persone circa su 8 miliardi[1].

Eppure in questo campo occidentale l’Europa ha imparato a non essere più il numero uno e a comportarsi bene… La Svizzera o il Lussemburgo, per citare i più lampanti, forniscono esempi della disconnessione tra la dimensione e il piacere[2].

In risposta a questo imperativo di trasformazione, l’America si è invece impegnata in una delirante (delusional) fuga in avanti che, ben lungi dal consentirle di riposizionarsi, finisce per esaurire le sue ultime forze. I think thank washingtoniani e altri centri di strategia di potenza dell’America saranno molto intelligenti ma sembrano non conoscere la loro epoca: ci sono momenti nella storia in cui bisogna evitare di ritrovarsi a fare la parte della «rana che vuole essere più grande del bue».

Il ritorno alla realtà è il filo conduttore di tutto questo numero poiché riguarda tanto l’industria automobilistica quanto la Brexit e le materie prime. Su questo tema diamo però la priorità a tre psicosi dell’America degli ultimi trent’anni:

. il sogno di democratizzazione planetaria;

. l’illusione di una supremazia energetica;

. l’illusione del dominio digitale del mondo.

Questi tre assi strategici, in azione da venti o trent’anni, hanno letteralmente esaurite le forze di un’America di tutte le ricchezze prodotte e ottenute non ha fatto altro che alimentare la megalomania per un ritorno su investimenti inesistenti (non è ridiventata la numero uno). Sui tre assi anticipiamo un imminente e improvviso ritorno nelle realtà del XXI secolo.

È tuttora difficile anticipare le varie forme che prenderà questo ritorno elastico. Ma da un punto di vista sistemico (e psichiatrico) le prese di coscienza della realtà sono sempre una buona cosa… tanto per il diretto interessato quanto per ciò che lo circonda: la debole società americana ha un grande bisogno che le elite si interessano al suo destino e il resto del mondo che l’ex leader ritrovi un posto in un ordine multipolare riconosciuto e accettato.

È una scommessa di ottimismo che facciamo in questo numero, destinato ancora una volta a chiarire le piste future nell’oscurità dei grandi vicoli ciechi della storia.

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____________________________

[1]  Si veda il contatore della popolazione mondiale

[2]  «Non è più la dimensione che conta all’interno dell’Unione. Se tutti gli Stati hanno aderito alla costruzione dell’UE… è perché si sono sentiti tutti troppo piccoli per far fronte da soli al proprio futuro e al resto del mondo” scriveva Franck Biancheri nel 2003 – Fonte FB Documentation: Nell’Unione la dimensione non conta più.

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Sommario

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