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GEAB 143

Il numero mensile del Laboratorio europeo di Anticipazione Politica (LEAP) - 15 Mar 2020

Medio Oriente 2020: verso un nuovo assetto politico

Le guerre generano sicuramente peste. Ma la peste genera guerre?

Da un punto di vista sistemica, la pandemia dovrebbe bastare a segnare le sorti del vecchio sistema, inaugurare il seguente ed evitare che andiamo in «guerra»…

… sempre che sia stata veramente evitata: ricordiamo che dal 2011 sulla scena medio-orientale si svolge un’unica guerra. Nata da una rivoluzione (le primavere arabe), confiscata dai grandi interessi in gioco che hanno sia bloccato sia sfruttato la situazione a loro vantaggio, la «Guerra di emancipazione del Medio Oriente» ha ucciso mezzo milione di persone sul fronte siriano[1], almeno 100.000 nello Yemen[2] e 15.000 in Libia[3]. Chiamate «guerre civili», tali conflitti sono tutti collegati e non fanno che tradurre un conflitto multipolare che coinvolge grandi potenze internazionali: Stati Uniti, Russia, UE, ma anche Cina, India e Pakistan sullo sfondo…; peri-regionali: in particolare Turchia, Iran e Israele (che non sono nazioni arabe); e regionali (Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti); portando all’emergere di nazioni sovrane (Marocco, Tunisia, Libia, Egitto, Yemen, Iraq, Siria, Giordania, Libano, Palestina… sbarazzatesi dalle tutele del XX secolo) che resterà da mettere in sintonia.

Quasi un milione di morti e decine di milioni di profughi, è davvero troppo. Siamo però lontani dai 62 milioni della seconda guerra mondiale – seppur in un mondo molto più popolato. Quindi la domanda scottante: i dieci anni di guerra medio-orientale si «risolveranno» con una grande conflagrazione mondiale o una consapevolezza maggiore e meglio condivisa di questo rischio sarà riuscita a contenere l’esplosione? 

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Sommario

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