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GEAB 143

Il numero mensile del Laboratorio europeo di Anticipazione Politica (LEAP) - 15 Mar 2020

A cosa assomiglierà l’Europa post COVID-19?

Rallentamento della mobilità[1], crisi del turismo[2], economia verde[3], virtualizzazione dell’economia[4], Euroland[5], digitalizzazione delle monete della banca centrale[6], riforma radicale del sistema finanziario internazionale, sconvolgimento del sistema bancario europeo[7], fine del liberalismo, cambiamento di paradigma,… fino alla nostra anticipazione di una fase di stabilizzazione nel 2020[8]…, alle soglie di questo nuovo decennio è stato opportuno chiedersi quale sarebbe stato il catalizzatore di tutti questi sconvolgimenti il cui avvento è stato anticipato nel 2020.

Non abbiamo dovuto attendere a lungo, è la «paura di una pandemia»[9] a celebrare la transizione sistemica globale. Come se i «cigni neri» di M. Taleb[10] non avessero alcuna importanza: quando un sistema deve crollare, crolla… È la vecchia regola della goccia che fa traboccare il vaso… ed è d’altronde così che chiamiamo i «cigni neri» nel Manuale di Anticipazione Politica: «gli eventi goccia»[11].

In tali circostanze, la sfida è quella di essere ragionevoli, con tutte le prospettive possibili per tentare di distinguere cosa alla fine uscirà fuori dal panico generale. Ciò naturalmente dipende dalla portata e dalla gravità della pandemia. Ma il nostro team è fortemente tentato di tornare semplicemente alla visione di quello che da quattordici anni chiama «il mondo di dopo» e che ha buone ragioni di vedere realizzarsi sotto l’enorme shock di transizione inviato dalla Cina. In favore del fatto che il mondo non ritornerà alla situazione ex-ante al termine della crisi propendono tre argomenti:

. i leader non aspettano che questo»: l’anno scorso, abbiamo ripetuto che la «crisi finanziaria del 2020» per come è stata anticipata da due anni non avrebbe avuto luogo perché, rispetto a quella del 2008, era perfettamente anticipata; da dodici anni, il mondo (in particolare cinese ed europeo) sta aspettando la buona occasione per prepararsi a sostituire l’attuale sistema finanziare disfunzionale. Ma non ci sono solo la moneta, la finanza e le banche che verranno trasformati dalla crisi, potranno svilupparsi altri progetti di transizione, come tenteremo di dare un’idea in questo articolo[12].

. durante la crisi verranno prese delle abitudini: la situazione di crisi è partita per durare[13], imponendo durevolmente tutta una serie di precauzioni che vanno dal lavoro a casa alla chiusura delle frontiere. A poco a poco l’economia si riorganizzerà verso nuove condizioni e verranno prese nuove abitudini di cui alcune saranno durevolmente radicate. A titolo di esempio, anticipiamo che la riorganizzazione delle catene di approvvigionamento andrà verso nuovi modelli perenni.

. per evitare altre pandemie viene istituita un’organizzazione: l’anticipazione di altre crisi dello stesso tipo giustificherà l’attuazione di numerose misure durevoli che vadano da nuove norme di igiene urbana al consolidamento dei sistemi medici passando per politiche di riduzione della mobilità e del contatto.

Le prospettive di riorganizzazione sociale che l’attuale crisi sanitaria consente di immaginare sono enormi. Abbiamo quindi deciso di concentrarci sull’Europa per la quale abbiamo molte più certezze rispetto al resto del mondo. Ma alcune tendenze di trasformazione saranno le stesse ovunque.

. Governance – Rafforzamento degli organismi di coordinamento politico regionali e globali: nel 2010, i «populisti» hanno ripreso il controllo sulle tecnocrazie degli anni ’90-2000, ancorando nuovamente la governance alle preoccupazioni delle «popolazioni». Essi non si collocano quindi al giusto livello di potere e da almeno un anno analizziamo un trasferimento dei loro contenuti politici verso i livelli sovranazionali. Colpendo tutte le economie senza eccezione, il Covid-19 sta considerevolmente rafforzando la pertinenza dei «grandi livelli» di decisione e di azione – molto più sicuramente della crisi migratoria, ad esempio, che ha solo portato gran parte dei paesi a scaricarsi sulle zone-frontiera (Grecia, Italia, Bulgaria, Spagna) o della crisi terrorista il cui potenziale unificante è stato eticamente pericoloso. Il virus ha una grande qualità, è «umanista»: uomini, donne, omosessuali, eterosessuali, ebrei, arabi… anche se cinesi e americani cominciano a prendersi a calci in faccia accusandosi vicendevolmente di essere all’origine del problema, mettendo tutti in un unico calderone[14].

. Inflazione – Verso un ritorno: all’inizio della crisi sanitaria, l’inflazione tanto agognata è regredita[15]. Non pensiamo però che lo stato attuale ci sia per durare a lungo, né oltre la crisi. In realtà, la perturbazione indotta sulle catene di approvvigionamento e di produzione creerà una situazione di rincaro delle modalità di produzione spinte a riorganizzarsi (la Cina che ha durevolmente ribaltato il flusso dell’immensa macchina produttiva verso se stessa) e di rarefazione dei beni alla ripresa della domanda… e questo qualora i prezzi del petrolio restano al di sopra dei 50 dollari al barile. Un altro argomento a favore dell’inflazione è legato al punto sulle banche (qui di seguito): le banche sono imbottite di riserve di liquidità provenienti dai QE; è questo stoccaggio ad aver impedito che stampa monetaria non facesse rima con inflazione galoppante[16]; se ci vediamo giusto e le banche europee si mettono al passo con il piano di ricostruzione economico-finanziaria del continente, queste liquidità, uscendo dai caveau, ricreeranno inflazione. Questo meccanismo potrebbe inoltre suggerire il rischio di iperinflazione, ma se è tutto pronto per assorbire questo denaro in grandi progetti infrastrutturali moderni (ferroviario, sanità, sociale, difesa, IA…) come analizziamo, la tendenza dovrebbe essere contenuta.

. Sistema monetario – Creazione di un nuovo euro: il rovesciamento di tendenza inflazionista rappresenterebbe una svolta per la BCE, la quale si ritroverebbe a gestire problematiche iscritte più profondamente nel proprio DNA, ovvero impedire l’eccessiva inflazione[17]. Ma non fondiamo troppo le nostre anticipazioni su questa possibile ripresa inflazionista[18]: più generalmente, la comunità delle problematiche finanziarie e fiscali alle quali i membri della zona euro saranno confrontati permetterà di riavvicinare le posizioni all’interno del consiglio direttivo della BCE (finora polarizzato tra falconi e colombi sui temi di austerità e rigore di bilancio[19]) e di innescare tutta una serie di soluzioni tra cui quell’euro digitale che darà luogo ad una ristrutturazione generale della moneta unica (descritto nell’articolo di giugno 2019).

. Sistema bancario – Fine delle banche europee per come le abbiamo conosciute[20]: la minaccia di un fallimento della Deutsche Bank[21] che attualmente grava sul sistema bancario europeo (e americano[22]) è considerevolmente aggravata dalla crisi sanitaria, rafforzando il potere di negoziato della BCE con un sistema bancario messo alle strette: in realtà, rispetto al 2008, possiamo sperare che la BCE si rafforzi a seconda dell’indebolimento del sistema bancario europeo.

 

Figura 1 – Il rischio sistemico Deutsche Bank – Fonte: FMI, ZeroHedge

 

Quest’ultimo potrebbe più facilmente accettare di rinunciare alla propria «neutralità» per mettersi al servizio della forma di pianificazione economica suggerita da Lagarde chiedendo alle banche di prestare maggiore attenzione alla «composizione» (direzione degli investimenti) che alla sola «quantità» di incentivi fiscali – chiamato anche «nuovo mix politico europeo»[23]. D’altronde, il progetto di «fusione europea» che deve permettere di creare super-istituzioni bancarie europee (e non più nazionali) e che sta già facendo progressi[24], dovrebbe ritrovarsi rafforzato dall’urgenza di consolidamento del sistema indotto dalla crisi sanitaria.

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