Home Les bulletins GEAB GEAB 129 Geopolitica delle religioni – 2020: lo scontro dei mostri di Frankenstein

GEAB 129

Il numero mensile del Laboratorio europeo di Anticipazione Politica (LEAP) - 18 Nov 2018

Geopolitica delle religioni – 2020: lo scontro dei mostri di Frankenstein

I milioni di dollari riversati in America meridionale dalla chiesa evangelica stanno per far pagare la propria parte all’ottava potenza economica mondiale (Brasile) visto che la prima (USA) lo ha già fatto. In Africa sono i pentecostali a diffondere il loro odio verso l’altro tentando di mettere gli aficionados ai governi. La sesta potenza mondiale (l’India) e la sua enorme diaspora rivela, dal canto suo, un radicalismo indù in nome del quale cristiani e musulmani vengono sacrificati per poco. Nell’ASEAN i buddisti chiamati “zafferano” perseguitano i Rohingya dell’est del paese; ma imperversano anche in Tailandia e nello Sri Lanka. In quanto alla dodicesima potenza (Russia), il “patriarcato di Mosca e di tutta la Russia” ha diffuso monasteri e chiese nuove di zecca in tutte l’antica zona di influenza. Più documentati sono i danni causati dai milioni di petrodollari sauditi attraverso Al Qaeda, Daesh, Boko Haram, ecc…, oppure l’Hezbollah legato all’Iran. Gli integralisti ebrei colonizzano i territori occupati palestinesi. Ovunque la stessa tecnica e gli stessi obiettivi: finanziare un radicalismo di religioni di stato per fini geopolitici di espansionismo. Questi movimenti, in parte nati negli uffici di informazioni generali, hanno però sviluppato una vita che gli è propria, alimentata dalle preoccupazioni economiche e civili delle popolazioni. Questi movimenti si uniscono ormai a quei movimenti politici detti nazionalisti e si avvicinano sempre più al potere, lasciando che i loro creatori impotenti controllino quello che hanno creato. Eppure, questa combinazione di fanatismo, nazionalismo e sogno di purezza etnica è familiare… Per il nostro team però il rischio di vedere prossimamente l’umanità cadere in un nuovo episodio di follia sanguinaria sembra essere abbastanza elevato, per cui abbiamo deciso di lanciare un avvertimento. Sicuramente le borse rischiano di crollare entro il 2020, ma se disgraziatamente ci dovessimo vedere giusto, non sarà questo che la Storia ricorderà del periodo che sta per arrivare…

Crisi sistemica globale e Rinascimento 4.0

Lo ripetiamo spesso: il periodo della storia dell’umanità che stiamo attraversando attualmente è uguale – ma di maggiore portata – a quello del Rinascimento. Come nel XIV secolo, nuove tecnologie e un’apertura al mondo stanno provocando una trasformazione profonda e radicale dell’umanità e delle sue società.

A giusto titolo, il Rinascimento è rimasto nella storia come un periodo incredibilmente positivo in campo artistico, filosofico (umanesimo), economico (grazie, in particolare, all’invenzione della finanza moderna). Eppure il Rinascimento è nato nel dolore (la peste, le guerre e la schiavitù dell’epoca medievale, le eresie religiose e la risposta dell’inquisizione…) generando altre sofferenze (le guerre di religione del XVI secolo, nate tra l’altro dalle eresie e dalla schiavitù del Medioevo[1]).

Questa nuova forma di Rinascimento proposta dal XXI secolo ha per caratteristica quella di iscriversi in un tempo molto più corto di quello del XIV, XV e XVI secolo. È così che all’orizzonte si profilano già guerre di religione, proprio in un momento in cui – e probabilmente perché – l’umanità passa in una nuova era.

Resistenza al cambiamento

Per chi sa osservare, in questo momento in effetti il pianeta sta cambiando. Ma cambia verso qualcosa a cui, nel complesso, tende da decenni, se non da secoli. Oggi è tutto pronto per una società aperta, chiara e connessa (Internet), pulita (fine del petrolio, energie rinnovabili), senza lavoro (automazione, informatizzazione, IA…)[2], senza soldi (virtualizzazione e condivisione), senza malattie (rafforzamento genetico), ecc. Le utopie (nate proprio nel Rinascimento) che sogna l’umanità oggi sono tecnicamente possibili; vengono posti i progetti e le prime basi delle megacittà ideali del futuro (NEOM nel Medio Oriente[3] o Amaravati in India[4], e tanti altri[5]) nonché il loro finanziamento. Vengono gettate le fondamenta di un mondo migliore – benché nuovo – seguito logico alle invenzioni dell’uomo in questa direzione e della rivoluzione Internet – perché è Internet ad aver cambiato le cose. Ma da ormai tredici anni, pur rivelando le irresistibili forze di trasformazione, il GEAB continua ad osservare, descrivere e anticipare i meccanismi di resistenza al cambiamento. E non è un caso se il punto di svolta verso il mondo di domani che stiamo raggiungendo attualmente[6] corrisponde strettamente ad un punto di svolta delle forze di resistenza al cambiamento che si sta attualmente configurando in un probabile scontro di civiltà a breve termine (2020): nazionalismo, finanza e religioni.

Il Brasile ci mostra come queste tre componenti si combinano in agenti di blocco – temporaneo – della transizione, vanificando tutti i moderni obiettivi di protezione dell’Amazzonia e delle minoranze, di collaborazione multilaterale (BRICS) e di distribuzione delle ricchezze. Ma il Brasile non è un caso a parte. La paura collettiva del domani è palpabile[7]. Nella stampa finanziaria questa paura è quella della fine, ormai in corso, dell’era del petrodollaro[8]. Da un lato abbiamo ormai la grande consapevolezza dell’imperativo di sopravvivenza dell’umanità che impone una transizione economico-energetica e dall’altro i residui di un sistema mediatico-finanziario preso nel panico e che fa entrare nel panico il pianeta in vista di quelle che per esso sono le conseguenze di questa transizione. La paura è cattiva consigliera…

Quando le religioni si mescolano alla politica

Avvertenza: Non ci pensiamo nemmeno a stigmatizzare il fenomeno religioso nel suo insieme. Le religioni sono probabilmente vettori di umanità, di pace e di civiltà… Le forme alle quali ci interessiamo in questo articolo rientrano nell’aspetto politico o geopolitico delle religioni in cui le nozioni di bene e di divinità sono lungi dall’essere centrali.

Figura 1 – Le dieci diaspore evangeliste più importanti nel mondo. Fonte : CartoMission, 2016

 

Stati Uniti ed evangelismo: le chiese evangeliche americane, di certo nate spontaneamente da una società caratterizzata dall’assenza di riferimenti storico-culturali, sono state ben presto identificate dallo Stato americano come possibili «eserciti ombra» che permettono di «colonizzare» culturalmente il resto del pianeta estendendone il Lebensraum[9], fuori dai radar del sistema di controllo internazionale (ONU & Co.), con la diffusione di reti – o «diaspore» – religiose.

Attualmente, Africa e America meridionale sono invase da questi movimenti e dalle loro idee. Naturalmente sono in azione alle elezioni di Bolsonaro di cui applaudono i discorsi razzisti, sessisti ed omofobi a lui suggeriti[10].

Sono però anche apparsi in Costa Rica, dove rappresentano ormai un piccolo 20% della popolazione. E in quel miracolo sociale, ecologico ed economico qual è il Costa Rica[11], un evangelista cristiano di 44 anni, Fabricio Alvarado, è riuscito a vincere il primo turno delle presidenziali (più di 24%) del febbraio scorso su un programma di tradizionalismo familiare, sovranità nazionale, cristianesimo sociale e liberalismo economico. Certo, si è fatto battere nettamente al secondo turno, ma il suo partito influenza ormai il programma politico nazionale dividendo in modo considerevole una nazione costaricana nota fino a poco tempo fa per una grandissima coesione, ad esempio sulla questione del deficit finanziario del paese[12].

Questo 20% di evangelisti costaricani rappresenta l’insieme del subcontinente – mentre trent’anni fa erano il 3%. E ovunque si alleano alle forze politiche conservatrici di cui Fabricio Alvarado è solo uno dei numerosi rappresentanti[13].

Un processo molto simile ha luogo in Africa, dove il pentecostalismo ha preso piede moltiplicando le chiese, diffondendo una lettura fondamentalista (in particolare omofoba) dei testi e assumendo il controllo sulla vita politica dei paesi. Ghana, Uganda, Tanzania, Nigeria, Zambia, e Zimbabwe sono particolarmente colpiti[14].

Dopo la caduta della cortina di ferro, gli evangelisti americani sono sbarcati ovunque in Russia e in Europa orientale con grosse somme di denaro destinate ad acquistare anime a furia di aiuti sociali. Il contesto era ideale: popolazione senza valori religiosi dopo settant’anni di forzato ateismo e temporanea carenza di uno stato a seguito del crollo del regime sovietico.

Evangelici, Open Society[15]… l’America è quindi piombata su questi paesi fragili, pretendendo di insediarvi una società civile e religiosa a propria immagine e somiglianza. L’Europa glielo ha lasciato fare. La Russia di meno: è questa società civile che da vari anni Putin sta combattendo vietando alle ONG di ricevere fondi esteri[16] – misura condivisa tra l’altro appieno nel resto del mondo[17].

Russia e ortodossia: Azione-reazione! Di fronte a questa invasione, la Russia di Putin, benché inizialmente ancorata a principi di ateismo, non ha tardato a ricongiungersi al patriarcato di Mosca per contrattaccare nell’ex zona di influenza sovietica. Questa guerra di conquista silenziosa condotta dagli evangelisti americani e ortodossi russi in Europa orientale l’abbiamo menzionata in queste pagine nel giugno 2016[18].

Figura 2 – Il ricongiungimento ai patriarcati di Mosca e di Costantinopoli (riproduzione parziale). Fonte: Pewforum.org, 2017

 

In Ucraina, tuttavia, il patriarcato moscovita ha recentemente registrato una sconfitta nell’ambito dell’atto di indipendenza della chiesa ucraina dopo trecento anni di unità religiosa ucraino-russa nel grembo della chiesa ortodossa russa. «Una vittoria del bene sul male, della luce sulle tenebre», sostiene Poroshenko…[19]

Ma la storia non è finita, il patriarcato di Mosca trova qui una buona occasione per farsi sentire, rafforzando l’alleanza politica con Putin[20] e inaugurando un processo scismatico all’interno della chiesa cristiana d’Oriente[21]: la chiesa ortodossa russa ha già rotto i propri legami con il patriarcato di Costantinopoli[22].

È infatti il patriarca Bartolomeo, capo della chiesa ortodossa di Istanbul, che ha dato l’indipendenza alla chiesa ortodossa ucraina[23]. A che prezzo la casa madre della chiesa di Oriente passerà da Istanbul a Mosca?

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